CORRUZIONE
«Prostituzione professionale» in farmacologia
(25.III.2002)
Ammissione a Oxford (25.III.2002)
Compravendita di esami e altri abusi all’università di
Bari (2.II.2005)
Compravendita di lauree in odontoiatria e scienze della
formazione a Roma (14.XII.2004)
Nepotismo all’università di Bari (3.III.2005)
Nepotismo alle facoltà di medicina e chirurgia a Roma
(25.VI.2005)
Ammissione a Harvard (30.VIII.2006)
Facoltà di medicina, transnazionali del farmaco,
politica, nepotismo: oltre la fantasia ( 18.I.2007)
Condannato per corruzione aggravata e continuata?
Rimanga in cattedra! (12.II.2007)
Il policlinico dell’università di Messina «colonia»
della ’ndrangheta (21.VII.2007)
Ha suscitato non poco scalpore un articolo-inchiesta uscito, in questi ultimi giorni, sul giornale britannico “The Guardian”, sulla spregiudicata politica di commercializzazione degli psicofarmaci, soprattutto antidepressivi. In particolare, lo scandalo denunciato dal “Guardian” si riferisce al fatto che taluni ricercatori universitari ricevono rilevanti somme di denaro da importanti ditte farmaceutiche, per articoli pubblicati su riviste scientifiche, nei quali vengono decantate le proprietà terapeutiche di nuovi psicofarmaci, prodotti dalle ditte stesse. L’aspetto più sconcertante di tale vicenda è che i veri autori di questi articoli non sarebbero, in realtà, i professori universitari che li hanno firmati, bensì gli uffici di propaganda delle stesse ditte produttrici degli psicofarmaci.
“The Guardian” ha anche pubblicato una sorta di “tariffario” che viene abitualmente applicato, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, per remunerare i professori che organizzano i congressi e i simposi sponsorizzati dalle case farmaceutiche. Un autorevole rappresentante della ricerca scientifica negli Stati Uniti, il prof. Fuller Torrey, direttore della Stanley Foundation Research Programmes di Bethesda (Maryland), ha bollato, senza mezzi termini, questa degenerazione del costume nel mondo della ricerca accademica, definendola testualmente come “a high-class form of professional prostitution” (“una forma di prostituzione professionale ad alto livello”).
Le rivelazioni del “Guardian“ hanno dato ulteriore materia di riflessione su un fenomeno che, in realtà, è ormai ben noto, per la sua diffusione e gravità, anche nel nostro paese, tanto da essere stato, a più riprese, dibattuto da diversi giornali e reti televisive. Non è un mistero per nessuno che, anche in Italia, i principali congressi delle Società scientifiche di Psichiatria, Psicopatologia, Neurologia, ecc., dipendenti dalle più importanti cattedre universitarie, sono sponsorizzati da potenti ditte afferenti alle multinazionali del farmaco e vengono celebrati in concomitanza con il lancio commerciale di nuove (e, talora, meno nuove) generazioni di psicofarmaci.
È stato a più riprese segnalato come, al fine di agevolare la commercializzazione di taluni psicofarmaci (soprattutto antidepressivi e ansiolitici) si sia arrivati persino ad una sostanziale adulterazione del metodo di classificazione degli stati di sofferenza psichica, che vengono inquadrati secondo categorie grossolane, al fine di consentire una più ampia indicazione terapeutica per certi tipi di psicofarmaci. (A questo scopo, viene utilizzato soprattutto il Manuale DSM) È ben noto come categorie nosografiche fatiscenti (come le cosiddette “distimie”), siano state oggetto di congressi, simposi e tavole rotonde, dove venivano anche indicati, come terapie specifiche, farmaci prodotti dalle ditte che sponsorizzavano i simposi stessi.
Anche nei concorsi universitari è stato denunciato il pesante intervento delle case farmaceutiche, al fine di promuovere quei candidati che si dimostrino più favorevoli all’uso indiscriminato degli psicofarmaci. Molti si sono chiesti e si chiedono, tuttora, se il progresso tecnologico e psicofarmacologico debba essere necessariamente pagato al prezzo di una simile subordinazione del pensiero scientifico, della ricerca clinica e, soprattutto, della salute pubblica, al “business” della produzione industriale e del mercato planetario degli psicofarmaci.
Per quanto notevoli vantaggi siano stati acquisiti, da parte dell’assistenza psichiatrica, con lo sviluppo della psicofarmacologia, è tuttavia indubbio che una diffusione indiscriminata e aspecifica, per scopi commerciali, dell’uso di molti psicofarmaci, rappresenti un serio pericolo per la salute dei cittadini. È il caso di chiedersi se le istituzioni che sono preposte alla tutela della salute pubblica e dell’etica professionale (come gli Ordini dei Medici, il Ministero della Salute, il Ministero dell’Università, ecc.) abbiano mai dedicato sufficiente attenzione a questi inquietanti fenomeni che, ormai da diversi decenni, inquinano la ricerca scientifica e certamente non giovano alla credibilità dell’assistenza psichiatrica.
[G. Giacomo Giacomini: “Un articolo del Guardian / Come le ditte farmaceutiche influenzano la ricerca scientifica i concorsi universitari e l’assistenza psichiatrica”, Il Secolo XIX, 25 marzo 2002]
<<LONDRA – Per chi ambisce a una
prestigiosa laurea dell’università di Oxford, uno dei titoli di studio più
ambiti del mondo, capace di aprire le porte ai massimi livelli di qualsiasi
professione, da ieri c’è una bella – si fa per dire – notizia: la laurea è in
vendita. Costa, circa, 487 mila euro. La rivelazione viene dal Sunday Times, che ha infiltrato un proprio giornalista negli austeri cortili
medievali di Pembroke, uno dei college più antichi di
Oxford. Fingendo di essere un banchiere inglese che lavora negli Stati Uniti,
padre di un mediocre studente che sta per finire le superiori,
l’ambizioso padre-reporter ha posto senza mezzi termini la fatidica domanda:
“Se faccio una donazione, una donazione da 300 mila sterline, siete pronti a
chiudere un occhio sui voti di mio figlio e ad ammetterlo a Oxford?”. La
risposta del senior fellow
di Pembroke, il reverendo John
Platt, è stata: “Se mi promette di mantenere il
massimo riserbo su questa conversazione, le rispondo che sì, molto
probabilmente creeremo un posto in più per suo figlio. Abbiamo bisogno di quei
fondi. Però le consiglierei di versarli non
direttamente a suo nome, ma attraverso un trust anonimo, in modo da rendere
difficile collegare il vostro nome ai soldi”.
La riservatezza è subito andata a farsi benedire. E
lo scandalo è scoppiato. Anche se si è sempre
sospettato che le generose donazioni potessero essere legate ad altrettanto
generose promozioni, per Oxford questo è uno shock senza precedenti. Prima
ancora che l’articolo fosse pubblicato, l’università
ha aperto un’inchiesta sui metodi di selezione usati da Pembroke.
Il vice rettore di Oxford, Colin
Lucas, si è dichiarato “sconvolto da queste accuse.
Tali azioni sono in contraddizione con tutti i principi sui quali sono basati i
nostri criteri di ammissione”.
Permbroke è uno dei migliori tra i 39 college che compongono l’università di Oxford. Ma
è anche uno dei meno ricchi. Fondato nel 1624, l’anno scorso ha incassato in
donazioni “solo” un milione di euro. Un college come St. John ne ha incassati
dieci volte tanto. Ma Pembroke
sta raccogliendo fondi per ristrutturare una delle residenze degli studenti e
mettere internet in ogni stanza: ha bisogno di soldi. Per averli, il college
sembra pronto a qualche compromesso di troppo. (r.o.)>>
[“Oxford, bufera sull’università / ammissioni in cambio di donazioni”, la Repubblica, 25 marzo 2002, p. 16]
<<BARI – Il preside lancia l’allarme su un traffico di esami all’università di Bari: “duecento euro per un voto sul libretto. Aiutatemi a raccogliere le prove”. È bufera sulla facoltà di Economia. Il sospetto ha la voce più autorevole della facoltà, Carlo Cecchi che ha scritto una lettera riservata a tutti i suoi colleghi. “Caro collega, a ogni sessione di esami giungono voci, proteste e accuse generalizzate su esami venduti e favoritismi”, si legge nel documento protocollato con il numero “05 del 2005”.
Due pagine scritte al computer, datate 17 gennaio 2005, con le quali il numero uno di Economia segnala agli insegnanti una serie di anomalie e ammonisce tutti a “stare attenti”. Cecchi parla di “accuse generiche”. Ma è molto informato, il preside, perché nel documento cita “una sorta di tariffario” per favorire questo o quel candidato. “Corrono quotazioni da 150 a 200 euro. In questi casi e per questi importi è fin troppo evidente che il professore certamente non è colluso, ma che è inconsapevolmente al centro di un traffico posto in essere da sedicenti intermediari o da millantatori di credito”. La lettera, in questo caso, non fa riferimento a esami fondamentali, ma a prove che in genere non “hanno mai creato particolari problemi”.
È stata un’inchiesta interna, “sto tentando di acquisire prove senza far chiasso” dice Cecchi commentando la lettera. E nel frattempo chiede ai docenti di adottare ogni precauzione perché “non vi siano interferenze di alcun genere di persone estranee alla commissione esaminatrice, già a partire dalla fase di organizzazione dell’esame”. Il riferimento probabilmente è per il personale non docente che lavora all’università e che durante gli esami entra ed esce dalle aule o addirittura si avvicina, con scuse banale, ai professori durante le interrogazioni. Cecchi spiega che la facoltà è sana e che anzi potrebbe essere vittima di venditori di frottole, di qualcuno che cerca di far quattrini sulla pelle degli studenti. Un dipendente ‘infedele’ forse, che per un pugno di euro sta facendo finire nella bufera una fetta dell’ateneo barese. Una ‘truffa’, insomma. “Ricordo il film La grande guerra di Monicelli – scrive il preside Cecchi – in cui il fante piantone, che aveva promesso un interessamento dietro compenso (Alberto Sordi), si avvicinava con aria ammiccante all’ufficiale addetto alla selezione per chidere se fosse stato possibile chiudere una finestra alle spalle di un soldato indicato (“quello spilungone là”, nella persona di Vittorio Gassman), che attendeva la risoluzione di un problema di ben diversa dimensione”.
Tra le aule d’esame di economia, insomma, si aggirerebbero come minimo dei millantatori. “Non ho le prove, lo ripeto sono mugugni nei corridoi – dice il preside – Ma le voci sono così insistenti che non potevo più ignorarle”. Di ben altre voci parlano gli studenti: “Un professore ti promuove all’esame se sei andato a ripetizioni private da un suo amico: bastano solo sei lezioni e 1500 euro”.
E così un uovo terremoto scuote l’ateneo barese, dopo l’arresto, nel settembre 2003, del responsabile dell’ufficio relazioni con il pubblico e di un segretario della facoltà di Scienze della comunicazione che consegnavano alle studentesse i test di ammissione alla facoltà in cambio di favori a luci rosse e dopo lo scandalo dei cardiologi l’inchiesta del giugno 2004 che ha portato in cella il professor Paolo Rizzon e altri quattro “baroni”.>>
[Cristina Zagaria: “Bari, mercato di esami in facoltà”, la Repubblica, 2 febbraio 2005, pp. 1, 24.]
<<TORINO - Quarantuno perquisizioni sono state eseguite oggi in tutta Italia nell' ambito dell' inchiesta sull' acquisto di false lauree in odontoiatria e scienze della formazione. Tra gli indagati ci sono anche 15 docenti universitari, titolari di cattedra a Roma. L' inchiesta, coordinata dalla Procura di Torino, è stata condotta dai carabinieri del Nas di Cremona. Secondo quanto è stata riferito in una conferenza stampa, tenutasi presso il comando provinciale dei carabinieri di Torino, i provvedimenti di stamattina sono uno sviluppo del procedimento che nel luglio scorso aveva portato a 11 custodie cautelari in carcere.
Tutti i docenti indagati operavano a ''La Sapienza'' (facoltà di medicina e chirurgia) e ''Roma III'' (scienza della formazione). I carabinieri hanno
acquisito della documentazione anche alla facoltà di medicina dell' ateneo di Catania. ''Le
università – ha comunque precisato il colonnello Leopoldo De'
Filippi, comandante del gruppo antisofisticazioni di
Milano – non sono corresponsabili''. I professori,
secondo quanto hanno appurato i militari, prendevano denaro o regali per
confezionare - con la complicità di funzionari dell' ateneo
- dei percorsi di laurea in favore degli aspiranti dottori: si falsificavano i
verbali di esami mai avvenuti (chimica costava tremila euro, medicina legale
quattromila) oppure si rivelavano ai candidati le risposte in anticipo; a
volte, inoltre, allo studente veniva persino confezionata la tesi. Alcuni
indagati, a titolo di compenso per il loro interessamento, ricevevano
una sorta di stipendio mensile di mille euro, altri si accontentavano di
mance o di viaggi-premio. Con questo sistema, che al futuro odontoiatra poteva
costare fino a 400 milioni di vecchie lire, sarebbero stati conferiti a partire
dal 1993 almeno sessanta titoli di dottore fittizi a persone residenti in ogni
parte d'Italia, uno quali, come e' stato accertato,
non aveva nemmeno il diploma di scuola media superiore. La maggior parte dei
loro studi professionali è già stata chiusa dai carabinieri. Le indagini erano
partite la scorsa estate e avevano portato all'arresto di Carmelo Langellotti, titolare della società di orientamento
scolastico e universitario ''Gruppo Lange'' di Grugliasco (Torino) e di altre dieci persone. Il numero
degli indagati, per entrambi i filoni di inchiesta,
tocca quota novantanove. Il pm Anna Maria Baldelli procede per
associazione per delinquere, corruzione aggravata, truffa, ricettazione, falso
e millantato credito.>>
[“Falsi docenti nel mirino, indagati 15 docenti”, Ansa, 14 dicembre 2004]
<<BARI - La stanza numero 24 è quella del professore Giovanni Tatarano, ordinario
di Diritto privato. Suo figlio Marco insegna lì accanto,
nella stanza numero 4. Sua figlia Maria Chiara
riceve gli studenti proprio di fronte a papà, nella stanza numero 12. Tutta la
famiglia in un corridoio. E non come quegli altri, che si
sono sparpagliati invece su quattro piani e sopra cinque cattedre.
Quegli altri che si chiamano Dell'Atti, tutti parenti,
tutti docenti.
Ma mai tanti e mai tanto esimi come i
Massari, nove tra fratelli e nipoti e cugini,
probabilmente la tribù accademica più numerosa d'Italia. Benvenuti
all'Università di Bari, benvenuti nella città dove in pochi intimi si
spartiscono il sapere e il potere.
Buongiorno, dov'è la stanza del professore
Girone? "Girone chi?", risponde spazientito il vecchio custode di Economia e Commercio. Girone Giovanni il Magnifico
Rettore o Girone Raffaella che è sua figlia?, Girone
Gianluca che è suo figlio o Girone Sallustio Giulia che è sua moglie? In
ordine, stanza numero 3, stanza numero 26, stanza
numero 58, stanza numero 13. E aggiunge, sempre più infastidito il custode:
"Poi se vuole parlare con un altro parente stretto dei
Girone, ci sarebbe pure il dottore Francesco Campobasso, associato di
statistica, che è il marito della professoressa Raffaella, quinto piano, stanza
numero 19".
E' cominciato così il nostro viaggio in quel labirinto che è
l'Ateneo pugliese, concorsi pilotati, test truccati, esami comprati e venduti,
tentate estorsioni e una Parentopoli che è ormai al di là del bene e del male. Lo scandalo sta dilagando. E a Bari, per la prima volta la razza barona
trema. Sussurri, voci, grida. Si sta scoprendo un vero verminaio
nell'Università dalle più antiche tradizioni delle Puglie.
Facoltà dopo facoltà, dipartimento dopo dipartimento.
E anche sotto la spinta di una valanga di anonimi.
Sono tanti i Corvi che volano nel cielo di Bari in queste
settimane di paura. Raccontano di tutto e di tutti, spiegano in lunghe lettere
(con tanto di allegati grafici e di alberi
genealogici) come una mezza dozzina di clan accademici hanno allungato le mani
sull'Università. "Arrivano ogni mattina sulle scrivanie dei sostituti con
la posta prioritaria", confessa il procuratore aggiunto Marco Dinapoli, il magistrato che coordina le indagini sulla
pubblica amministrazione. Denunce di combine nelle commissioni
esaminatrici, nomi, cognomi, favori incrociati per piazzare di qua e di là
consanguinei o amanti, fidanzati e generi. Ci sono inchieste aperte
dappertutto. A Veterinaria e a Matematica, a Scienze delle
Comunicazioni, a Cardiologia, a Ginecologia, a Genetica, al Politecnico.
Ma è Economia e Commercio - dove il rettore Giovanni
Girone è ordinario di Statistica - che è il cuore della razza barona barese, è in quell'edificio
grigio a cinque piani il suq delle cattedre.
Sono tutte qui le grandi famiglie accademiche, tutte super rappresentate a cominciare da quella del Magnifico fino agli
illustrissimi Massari, tre fratelli - Giansiro, Lamberto e Lanfranco - e poi un nugolo di figli
ricercatori. Concorsi a regola d'arte, carte naturalmente
sempre a posto come vuole la legge. Tanto a vincere sono soprattutto i
parenti. Il preside della facoltà si chiama Carlo Cecchi e allarga sconsolato le braccia: "A me i
professori me li regalano le commissioni aggiudicatrici
dei concorsi: cosa posso fare io? Io non sono mai stato nelle
commissioni di esami".
Senza vergogna e senza pudore una dozzina di clan accademici,
anno dopo anno, si sono impadroniti dell'Ateneo.
"E' come se ci fosse stata una competizione tra alcuni professori a chi
riusciva a collocare più membri del proprio gruppo familiare", commenta
Nicola Colaianni, ex magistrato di Cassazione, il
docente di Diritto pubblico nominato dal senato accademico a presiedere una
commissione d'inchiesta sui buchi neri dell'ateneo. La sua relazione finale
l'altro ieri è finita dritta dritta
alla procura della Repubblica.
Ci sono i clan ad Economia e Commercio e ci sono
quelli al Policlinico, altro girone infernale della cultura
universitaria pugliese. Clan e ancora clan, lo scambio di promesse per un posto
di ricercatore o di associato, i figli e i nipoti
tutti specializzandi, sempre gli stessi nomi che
occupano le stesse cattedre: i Ponzio a Lingue, i Foti
al Politecnico e via via tutti gli altri. Fino alle
grandi famiglie dei "professori" del Policlinico. Quasi
tutti hanno trovato un dottorato di ricerca o un incarico nella stessa clinica
del padre o dello zio o del cugino. A Psichiatria. A
Ortopedia. A Neurochirurgia. A Endocrinologia. A
Chirurgia generale. Un elenco infinito. Con il 40 per cento
circa dei figli dei primari nella stessa facoltà dei padri e, molto spesso,
nella stessa struttura operativa. Con l'età dei
"fortunati" parenti a volte molto sospetta, mediamente dieci anni più
bassa di quella dei loro colleghi senza blasone.
Privilegi di casta e anche qualcosa di più. Come quell'holding che gestiva concorsi con il trucco a
Cardiologia, il fondatore della scuola barese Paolo Rizzon
arrestato per associazione a delinquere
"finalizzata al falso e alla corruzione", secondo i giudici un
componente di rango di una sorta di Cupola che "dirigeva" gli affari
della cardiologia. E non solo in Puglia. O come il primario di Ginecologia e ostetricia Sergio Schonauer, indagato per avere votato una commissione che
avrebbe dovuto giudicare suo figlio Luca per un posto di ricercatore nella sua
stessa clinica. E' la prepotente "normalità" di questa Bari
universitaria che si sente impunita, è l'intrigo alla luce del sole, l'omertà
delle complicità estese.
Rettore, ma
cos'è questa sua Università, una sola grande famiglia? Prima Giovanni Girone
travolge con la sua mole un gruppo di giornalisti e si fa sfuggire un magnifico "vaff...",
poi si scusa, minaccia la solita querela a chiunque parli o scriva dei suoi e
degli altri parenti cattedratici, finalmente si placa e ci fa entrare nella sua
stanza. Alle sue spalle due grandi foto, una di Padre Pio e l'altra di Aldo Moro. E alla fine Girone
sospira: "I nomi non c'entrano, i concorsi o sono corretti o non sono
corretti. E nel caso di mia moglie e dei miei figli è
stato tutto regolarissimo: quel che conta è soltanto la produzione
scientifica". Così parla il Magnifico rettore dell'Università di Bari,
l'ateneo delle grandi tribù.>>
[Attilio Bolzoni: “Dopo concorsi pilota, esami venduti e test truccati, nel mirino
dei magistrati ci sono ora decine di casi di nepotismo/ L'università affare di famiglia – A Bari
mogli e figli in cattedra”, la
Repubblica, 3
marzo 2005)]
<<Tra le
dinastie accademiche negli atenei romani le facoltà di
Medicina e Chirurgia meritano una menzione a parte. Che si tratti
della Sapienza o di Tor Vergata, non cambia. sarà per vocazione al sapere o per tradizione ma in queste
facoltà si ritrovano intere famiglie. Prendi per esempio la
casata di Giovanni Dolci, professore ordinario, docente di Clinica
Odontoiatrica e potente direttore del Dipartimento in Scienze Odontostomatologiche alla Sapienza. Marco Dolci, uno dei
figli, è professore ordinario a Chieti in malattie odontostomatologiche, il cui settore disciplinare è
indicato con al sigla “MED28”. L’università di Chieti non è quella di Roma, è vero, ma ci vuole poco per
tornare negli atenei della capitale: Alessandro Dolci, altro
figlio di Giovanni, è ricercatore a Tor Vergata. In
cosa ricerca? Anche lui in “MED28”. In questo caso
preciso due diverse famiglie accademiche incrociano i loro percorsi: al
regolare concorso con due soli posti disponibili l’altro vincitore insieme ad Alessandro Dolci è Patrizio Bollero,
anch’egli figlio di un padre a capo di un’importante struttura: Enrico Bollero è infatti il direttore generale del Policlinico di Tor Vergata.
Per rimanere
nello stesso corso di laurea c’è anche la famiglia Sfasciotti:
Marcello, il padre, professore ordinario di Odontoiatria
oggi in pensione, e Gianluca, il figlio, professore associato, che lavora
presso la clinica odontoiatrica dove lavorava il padre. Stessa cosa vale per i
Ripari: Maurizio, il padre, ordinario alla Sapienza in malattie odontostomatologiche, Francesca, la figlia, è ricercatrice
presso la stessa facoltà e sempre nello stesso
settore.
Infine, passando
da odontoiatria ad oculistica, c’è la famiglia Scuderi.
Giuseppe Scuderi è noto oculista e professore
ordinario presso la I Facoltà di Medicina, oggi in
pensione. Nicolò Scuderi, uno dei suoi figli, è
professore ordinario di Chirurgia Plastica, e Gianluca Scuderi,
l’altro figlio, professore associato, sulle orme del padre, in malattie
dell’apparato visivo, è stato chiamato dalla II facoltà di Medicina della
Sapienza,. anche se nel
budget della facoltà non era prevista la spesa per un nuovo posto da associato.
Per l’occasione, il preside Frati, anche lui capostipite di un’importante
dinastia accademica, in sede di consiglio di facoltà, il 25 gennaio 2005, ha
consentito la chiamata trasferendo i fondi necessari per quel posto dalla I alla II facoltà.
Fin qui i
parenti che sicuramente si sono fatti strada per merito, con regolari concorsi
e ineccepibili percorsi accademici,. Per scovare una
vicenda di nepotismo acclarato alla facoltà di Medicina, bisogna invece andare indietro nel tempo fino a un concorso da
professore ordinario del 1988, viziato da falso e abuso di ufficio: quello
vinto da Marco De Vincentis, figlio di Italo De Vincentis, Per capire quale paradosso comportava la convivenza
di padre e figlio all’interno delle stesse aree accademiche basta leggere cosa
scrisse Luigi Fiasconaro, Gip
del tribunale di Roma che seguì il caso: “Un rilievo sconcertante sulla
produzione scientifica dei tre figlioli – (De Vincentis
non era infatti l’unico padre eccellente sotto indagine, cérano altri due
docenti, ndr) – è costituito dalla constatazione che
la maggior parte dei lavori sia stata effettuata negli istituti diretti dai
rispettivi genitori, in collaborazione con aiuti e assistenti di questi ultimi.
Le loro pubblicazioni riportano, infatti, il nominativo
dei padri, a garanzie della qualità del lavoro stesso”.>>
[Marco Occhipinti:
“Il feudo di medicina e chirurgia/ da padre in figlio le facoltà bottega”, la Repubblica, Roma-Cronaca,
25 giugno 2005, p. iii]
<<FIRENZE
– Piero Tosi, rettore dell’università di Siena e presidente della Conferenza dei
rettori italiani (Crui), è stato sospeso per due mesi
dalle sue funzioni con un provvedimento del gip di
Siena che lo ha messo sotto indagine per abuso d’ufficio e falso in atto
pubblico. Il pm e il gip di
Siena gli rimproverano irregolarità nella stipula della consulenza affidata
all’ex direttore amministrativo dell’ateneo andato in pensione anticipata e poi
messo sotto contratto per altri 5 anni, nel bando dei concorsi per primario di
medicina legale e per associato di chirurgia plastica senza la necessaria
delibera del Senato accademico, nel conferimento delle responsabilità dei
dipartimenti dell’azienda ospedaliera. “Le presunte
irregolarità su questi fatti – ha rivelato Tosi , che
per primo ha dato notizia del provvedimento – vengono messe in relazione dalla
magistratura, ipotizzando un generale disegno con un presunto interesse
personale relativo a un concorso per ricercatore al quale ha partecipato mio
figlio”. I fatti si sono svolti tra il 2002 e il 2004. Il provvedimento di
sospensione è stato motivato per le esigenze cautelari del pericolo di
reiterazione del reato e inquinamento delle prove.
Alla spiegazione
delle contestazioni, il rettore di Siena ha accompagnato una dura presa di
posizione. “Ritengo del tutto infondato il provvedimento – ha detto – Si è
voluto colpire la mia persona e l’università di Siena nonché
l’autonomia universitaria, giacché alcuni degli atti che mi si addebitano sono
riferibili al rispetto dello stato giuridico degli universitari. Ho dedicato 12
anni della mia vita a questa università e gli ultimi 3
alla difesa delle università italiane”. Ieri sera il senato accademico di Siena
ha approvato un documento di solidarietà al rettore – che poi è stato fatto
proprio da un’assemblea spontanea di docenti, studenti e personale amministrativo
– e si è poi autoconvocato in seduta permanente
preannunciando che alla fine della riunione tutti i singoli membri del senato
si sarebbero dimessi. Solidarietà a Tosi è arrivata dal consiglio di amministrazione della sua università, dal comitato di
presidenza della conferenza dei rettori, da altri atenei e rettori, da Comune,
Provincia e Ds di Siena, che definiscono
“spettacolare” il provvedimento della magistratura.>>
[“‘Favorì il figlio al concorso’. Il gip sospende il
capo dei rettori”, la Repubblica, 25
febbraio 2006, p. 29]
<<NEW YORK - Che cosa hanno in comune Lauren Bush, Vanessa Vadim, Jessica Spielberg, Dhani Harrison, Christopher Ovitz e Albert Gore? Sono tutti
«figli di papà» che nonostante lo scarso profitto scolastico sono
riusciti ad entrare nelle più esclusive università americane Ivy League, in cambio dei favori (e dei milioni di dollari)
elargiti dalle loro famiglie a queste istituzioni.
A svelare il segreto è il libro «The Price of Admission»,
firmato da Daniel Golden, laurea a Harvard e una
delle penne più autorevoli del Wall Street Journal,
vincitore di tanti premi giornalistici tra cui il Pulitzer.
La sua provocatoria tesi: i college che si vantano di essere i più rigorosi del
mondo scartano regolarmente gli studenti migliori
(ignorandone gli ottimi voti nei test), per far posto ai loro coetanei somari,
rampolli dell'aristocrazia di Hollywood, Wall Street
e Washington. «La meritocrazia nelle scuole americane è un mito», scrive Golden.
In realtà la «rich white
people », la gente bianca ricca, è decisa a «perpetrare [sic, ndc] il sistema
di caste, assicurando che il Paese resti nelle mani delle solite famiglie ».
Gli esempi si sprecano. Christopher Ovitz, figlio di Michael,
(l'agente più potente della Mecca del cinema) nonostante un «curriculum
mediocre e la pessima condotta» (alle medie fu sospeso per aver tirato una
mazza da baseball ad una compagna) è entrato alla Brown
come «studente speciale». Per sdebitarsi il padre ha sponsorizzato
seminari con Martin Scorsese
e Dustin Hoffman. Tra gli
sponsor più generosi c'è l'ex palazzinaro Charlie Kushner, oggi in carcere
per evasione fiscale e finanziamento illecito dei partiti: nel '98 regalò due
milioni e mezzo di dollari ad Harvard
per olearne l'ingresso al figlio Jared.
E nel 2001 fece bis, comprando per tre milioni
l'entrata alla New York University per la figlia Dara.
Dal nepotismo non sarebbero immuni neppure i Sulzberger,
il potente clan dietro il New York Times:
dopo l'iscrizione di Cynthia Fox
Sulzberger a Duke, il
vecchio Arthur Ochs Sulzberger commissionò al giornale una benevola storia di
copertina sull'università. E nemmeno i Bush: Lauren, modella part-time
dalle chiare idee repubblicane come lo zio e il nonno inquilini della Casa Bianca,
è entrata a Princeton, tempio del liberalismo, nonostante la domanda
d'iscrizione pervenuta fuori tempo massimo. «L'università ha
chiuso un occhio- scrive Golden -. Eppure anche
il suo test era considerevolmente inferiore alla norma».
La maglia nera del clientelismo appartiene però alla Brown University. David Zucconi, arbitro delle iscrizioni, avrebbe «aiutato personalmente Vanessa Vadim, figlia di Jane Fonda e Roger Vadim, a saltare tutti gli ostacoli per essere ammessa ». Più tardi la mamma attrice ha inviato un assegno di 750 mila dollari. E lo stesso Zucconi avrebbe corteggiato intensamente, con successo, i figli di ben due Beatles: Dhani Harrison, primogenito di George, e Francesca Gregorini, figliastra di Ringo Starr nata dal matrimonio tra l'ex ragazza di James Bond, Barbara Bach, e l'industriale italiano Augusto Gregorini. Meno fortuna Zucconi ebbe invece con Sofia Loren. Alla Brown, dove era stato subito ammesso, suo figlio Edoardo Ponti preferì la University of Southern California.
La pratica sarebbe esercitata ex equo da repubblicani e democratici. Il figlio
dell'ex vice presidente Al Gore è entrato ad Harvard – e così il primogenito del leader dei repubblicani
al Senato Bill Frist a
Princeton – nonostante i pessimi voti. Mentre un geniale coetaneo «asian american », infinitamente più qualificato, è stato
respinto da tutti i migliori atenei «perché figlio di un signor
nessuno ». «Nell'America di oggi gli asiatici sono diventati
i nuovi ebrei - spiega Golden -. I canoni di ammissione
per loro sono infinitamente più duri». La speranza di Daniel Golden? Che il suo
libro possa resuscitare la proposta di legge di Ted Kennedy: revocare gli sgravi fiscali e i fondi federali
alle università colpevoli di queste pratiche.>>
[Alessandra Farkas: “Dal figlio di Gore alla nipote di Bush. Libro-denuncia negli Usa /Somari a Harvard (grazie a papà) Donazioni per entrare al college/ «Così gli atenei scartano regolarmente gli studenti migliori per far posto ai figli dei ricchi» / Iscrizione in ritardo, voti mediocri. Eppure Lauren, nipote di Bush, venne ammessa a Princeton. «Il suo test era molto inferiore alla media»”, Corriere della Sera, 30 agosto 2006]
<<I concorsi universitari, in cui sono formalmente presenti valutazioni per
titoli ed esami, è nella pratica dominato da lobbies locali e nepotismo. Cosa
intende fare per correggere rapidamente? Francesco da Milano
Sono un ricercatore. Si è molto parlato di
"nepotismo" del sistema di reclutamento universitario. Ha sottomano
una statistica di quanti vincitori di concorsi accademici sono candidati
interni della sede "bandente"? Indizio: è una percentuale con due
numeri interi, di cui il primo maggiore o uguale a 9...
Claudio Altafini, Sissa
Trieste
Non crede che sarebbe opportuno introdurre sistemi più
meritocratici nell'università italiana, a partire dalla ripartizione dei fondi?
Qui in Inghilterra nessuno si sognerebbe di far fare
carriera a raccomandati di scarso valore. Se lo facesse, andrebbe semplicemente incontro a
una riduzione della performance e un conseguente taglio dei fondi
Alessandro Aurigi,
Newcastle University (UK)
A parte i casi di aperta
corruzione, per i quali c'è la magistratura che mi auguro usi la mano pesante,
nella formazione, nella scienza e nella ricerca il corporativismo lobbistico è una malattia e il nepotismo è un delitto. Sono
stati provati tutti i metodi concorsuali immaginabili senza ridurre
significativamente quella dose di arbitrio e di
manipolazione che persiste. C'è una sola via: fortissimi meccanismi di
valutazione dei risultati che premino il merito, e affidare alla valutazione
una quota negli anni crescente del budget complessivo dei finanziamenti. Per
questo, dopo la positiva esperienza CNVSU e del CIVR,
intendo mettere in Finanziaria la delega per la istituzione della Agenzia
nazionale di valutazione. Se funziona potrebbe essere una rivoluzione.>>
[“[Fabio] Mussi: «Meno esami più qualità /e
rivoluzione contro gli abusi»”, la
Repubblica, 5 settembre 2006.
<<I mali del Policlinico?
Rosi Bindi non ha mai avuto dubbi. Nel 1999, quando esplose
il caso delle infezioni in corsia all'Umberto I, la Bindi, a quel tempo ministro della Sanità, disse chiaro e
tondo al Parlamento: "Ritengo che la prima causa di quello che accade sia
la gestione diretta da parte dell'università". Sono passati otto anni,
quattro governi e una lunga serie di direttori generali, ma i rifiuti nei
tunnel del Policlinico sono rimasti al loro posto. Come Luigi
Frati, da 16 anni preside della facoltà di Medicina dell'Università la
Sapienza, corresponsabile insieme alla Regione dello sfascio. Nato dal
sindacato, dotato di ottime relazioni con le case
farmaceutiche e con i politici, Frati dal 1990 muove i fili dei concorsi e
decide i destini dei primari che governano l'attività ospedaliera del nosocomio
più disastrato d'Italia. Immune a indagini e
polemiche, a ogni elezione viene riconfermato con un plebiscito dai suoi
colleghi. Al Policlinico non si muove foglia che Frati non voglia.
"Tutti gli dobbiamo qualcosa", ammette un illustre cattedratico che
chiede di restare anonimo: "I professori vogliono che i propri allievi
possano andare in cattedra con un posto da ordinario o da associato. Frati può aiutarci a esaudire i nostri desideri. Come? Bandendo il
concorso al momento giusto". Un sistema che ha
accontentato molti, compresi politici e soci in affari. Da Vincenzo Saraceni, vincitore della cattedra di Fisiatria nel 2001, proprio quando era assessore alla
Salute del Lazio. A Marco Artini,
socio di Frati nella Millennium Biotech,
una società che si voleva lanciare nel business delle biotecnologie. La
società non ha mai operato, ma Artini nel 2002 ha
vinto un concorso per ricercatore nella facoltà del suo socio-preside.
Frati è nato a Siena 63 anni fa. Laurea alla
Cattolica, dal 1980 professore di Patologia generale alla facoltà di Medicina
della Sapienza, il suo astro sale negli anni Ottanta quando
fonda la Cisl universitaria e rompe il monopolio
rosso della Cgil. La sinistra democristiana gli è riconoscente, lui si lega all'allora ministro Carlo Donat Cattin e al senatore Severino
Lavagnini. Ma i suoi sponsor
sono nel ministero della Pubblica istruzione: il potente direttore generale
Domenico Fazio e il sottosegretario (e poi ministro) Franca Falcucci.
A 40 anni è già vicepresidente del Consiglio universitario nazionale, il celebre
Cun che gestiva l'assegnazione dei concorsi . Un'attività nella quale si rivelerà un
autentico maestro. "Ho messo in cattedra più di 200
professori", ripete sovente. E tra questi sono
tantissimi gli amici che gli hanno giurato imperitura fedeltà.
Nel 1990 raccoglie i frutti della sua semina e viene
eletto per la prima volta preside della facoltà di Medicina. Da quella
postazione preme sulla conferenza dei presidi di tutta Italia per modificare la
tabella degli insegnamenti in modo da spezzettare le materie e così
moltiplicare le cattedre. In particolare aumentano i ricercatori e i patologi
come Frati che, a sentire l'ex direttore generale del Policlinico Tommaso Longhi, non brilla certo per
l'attenzione ai pazienti. Secondo Longhi, spesso
Frati non firmava le schede di dimissioni dei malati e
non si curava delle diagnosi dell'unità operativa di Oncologia nella quale è
direttore. La linea di Frati ha pagato: i medici che sono divenuti professori
grazie a lui gli sono riconoscenti e lo dimostrano a
ogni elezione. Così il suo incarico che avrebbe dovuto durare tre anni è ormai diventato a vita. Alla vigilia della sesta conferma, nel 2005, Frati ha tentato anche la scalata allo
scranno più alto dell'università. Non è riuscito a diventare rettore, ma i suoi
voti sono stati decisivi per l'elezione di Renato Guarini,
che infatti lo tratta con grande rispetto. Il rettore
firma gli atti di indirizzo relativi al Policlinico ma
Guarini ascolta Frati prima di prendere qualsiasi
decisione. Li accomuna anche un certo modo di intendere la famiglia e
l'accademia. Se il rettore vanta due figli dipendenti dell'ateneo romano, Frati
può contare su tre professori in casa: la moglie e i
due figli. Famiglia, calcio e mare. Frati è un arcitaliano anche nelle passioni: tutti i venerdì gioca con
una squadra di colleghi. Poi via verso gli amati lidi di Sabaudia,
dove si gode il weekend nella villa di famiglia.
L'amore per i figli è cieco e non distingue sempre tra affetti privati e beni
pubblici. Il 14 novembre del 2004, quando la sua diletta primogenita Paola è
stata impalmata da Andrea Marziale, il preside Frati ha
usato l'Aula grande del suo istituto all'università per la festa di nozze con
200 invitati. Buffet ricchissimo dalla porchetta ai pasticcini, catering in livrea e la troupe delle 'Iene' a immortalare l'evento. Paola Frati è
laureata in legge, ma è diventata professore ordinario di medicina legale alla
Seconda facoltà (dove non insegna il padre). L'altro figlio di Frati, Giacomo,
laureato in medicina, ha vinto invece il concorso da ricercatore nella facoltà
paterna. Mentre la moglie, Luciana Rita Angeletti,
ha fatto una carriera-lampo. Alla fine degli anni Ottanta era una
semplice professoressa di lettere in una scuola superiore. Nel 1995 la
ritroviamo nella facoltà del marito addirittura come professore ordinario di
Storia della medicina. Anche suo fratello, Pietro
Ubaldo Angeletti, insegnava patologia a Perugia, la stessa facoltà dove Frati iniziò la sua ascesa
universitaria. Il cognato (morto negli anni Novanta) è stata una figura
importante soprattutto perché era l'amministratore della filiale italiana della
multinazionale farmaceutica Merck Sharp
& Dohme.
Anche Frati, nel suo ruolo di professore e ricercatore, ha
molti rapporti con i produttori di medicinali. Il Forum per la formazione biomedica, del quale era rappresentante legale, riceveva
ingenti finanziamenti dalle case farmaceutiche nel biennio 1993-1994, quando il
luminare era membro della Cuf, Commissione unica del
farmaco, quella che decideva se lo Stato doveva rimborsare pillole e supposte,
decretando successi e fallimenti delle aziende. Frati entrò
nella Cuf dopo Mani pulite e l'arresto del
celeberrimo Duilio Poggiolini. Tutto filò liscio
finché si scoprì che molti componenti della Cuf guidavano istituti di ricerca finanziati con i miliardi
delle multinazionali. Il Forum, creatura di Frati, vantava un giro di affari di 2 miliardi e 300 milioni di lire nel 1993.
Organizzava corsi di aggiornamento per medici e le
società farmaceutiche contribuivano generosamente alle spese. "Tutto
legale", si difese Frati, "i finanziamenti servivano per la
formazione ed erano stati comunicati al ministero". Gli atti finirono alla
Procura di Roma, ma tutto si risolse in una bolla di sapone. Oggi il Forum si è
trasformato in Anm, Accademia nazionale della
medicina. Frati è il presidente del comitato direttivo
dove troviamo anche il direttore generale del Policlinico Ubaldo Montaguti.
L'associazione resta uno snodo importante degli affari di Frati. Su Internet si
precisa che non ha fini di lucro, ma subito si aggiunge che si avvale di
un'agenzia di servizi: la Forum Service.
'L'espresso' è andato a
curiosare alla Camera di commercio scoprendo che Frati (insieme all'Anm e ad altre quattro persone) è socio della Forum Service. Questa società ha fatturato dal 2003 al 2005 ben 8
milioni e mezzo di euro. Oltre a
organizzare convegni per i medici di famiglia della Fimmg,
è la casa editrice di decine di libri di professori e medici. Sono in tanti nel
Palazzo a volergli bene. Quando fu messo in croce dal
senatore Valentino Martelli di An per i finanziamenti
delle case farmaceutiche al Forum, Frati è stato difeso dal centrosinistra.
Poi, quando è stato attaccato da sinistra, a difenderlo c'era il suo collega Marco De Vincentis,
candidato alle regionali con An e amico di Francesco
Storace.
L'unico che ha provato a mettere un freno allo strapotere di Frati
è stato Tommaso Longhi, per quattro volte direttore
generale del Policlinico tra il 1994 e il 2003. Longhi
ha denunciato le anomalie più scandalose del Policlinico, mettendo in fila una
serie di cifre da brivido: con un numero di posti letto
equivalenti a quello del Gemelli, l'Umberto I ha il doppio dei medici; i
chirurghi effettuano 30 interventi l'anno a fronte di una media europea di
cento; c'è un primario ogni sei pazienti e infine, a parità di studenti, tra
gli anni Sessanta e il 2003 il consiglio di facoltà di Medicina si è dilatato
passando da 40 a oltre 700 membri. Longhi non si è limitato a stilare statistiche, ha puntato il dito sui
doppi incarichi di Frati. Il super preside si era fatto nominare direttore
scientifico dell'istituto privato Neuromed in
provincia di Isernia (per il
quale hanno lavorato anche i figli Giacomo e Paola). Per Longhi
quell'incarico era incompatibile con quello di
direttore dell'unità di Oncologia del Policlinico.
Revocò Frati e gli chiese indietro i compensi ricevuti. Non lo avesse mai
fatto. Frati lo ha trascinato in tribunale (ottenendo
la reintegra nel posto) e gli ha scatenato una guerra tale da spingerlo ad abbandonare
l'incarico. A perderci non è stato solo Longhi. L'ex
direttore aveva quasi completato un progetto di ristrutturazione che prevedeva
l'abbattimento delle strutture fatiscenti (quelle al centro dello scandalo) e
la concentrazione delle sale operatorie disperse nei mille padiglioni. Il
progetto aveva avuto tutte le autorizzazioni. Ma non se ne è
fatto niente. Perché? "Il progetto", accusa Longhi, "è stato bloccato proprio da Frati". >>
[Primo Di Nicola, Marco Lillo: “Il barone Frati”, L’espresso, 18 gennaio 2007, pp. 31-2;
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Il-barone-Frati/1477028/8 ]
<<Il ministro della Salute Turco e dell'Università Mussi saltino pure sui loro seggi:
Inutile ogni invito al rigore e all'onestà. I corrotti, beccati o meno con le
mani nel sacco si rallegrino!
Michele Toscano ha vinto la battaglia per preservare carriera e posizione nonostante una condanna a 1 anno e 4 mesi per corruzione aggravata e continuata.
Rimarrà Direttore dell'Istituto, manterrà i suoi privilegi accademici, terrà lezioni e sarà ancora nelle commissioni di concorso universitario!
Direttore della Cardiochirurgia a Siena, al tempo in cui riscuoteva tra gli 80 e i 100 milioni all'anno di tangenti da Ovidio Olivi, nell'ambito della cosiddetta Sanitopoli Toscana (Toscana felix!), e attualmente Direttore dell'istituto del cuore e dei grossi vasi al policlinico Umberto 1°di Roma, rimarrà del tutto impunito. Sulla vicenda della sua sospensione si era pronunciata anche la Consulta, dando torto alle tesi del cardiochirurgo tuttavia l'Università La Sapienza ha dovuto arrendersi e rinunciare a coltivare davanti al Consiglio di Stato l'azione disciplinare contro Toscano. Dunque evviva !
PS : e l'ordine dei medici?
per chi non ricordasse le vicende:
«Da la Repubblica del 22 Febbraio 2001
Tra le persone coinvolte noti medici e
imprenditori accusati di corruzione, truffa e falso in bilancio
Sanità, nove arresti per tangenti in
Toscana
L'inchiesta
riguarda fatti dagli anni '90 a oggi su forniture Asl "truccate"
FIRENZE - Nomi famosi, medici e primari di noti ospedali. Nove persone sono
finite oggi agli arresti domiciliari nell'ambito di un'inchiesta della procura di Firenze su presunte tangenti pagate per forniture medico-chirurgiche in alcuni ospedali toscani. Tra gli
arrestati, l'amministratore di una società di forniture
medico ospedaliere e quattro medici. Per tutti,
l'accusa è di corruzione. La guardia di finanza ha fatto anche una
quarantina di perquisizioni, ancora in corso, una delle quali negli uffici
della Regione. Oltre alle perquisizioni, anche 11
informazioni di garanzia a persone dell'ambiente della sanità toscana e
dell'imprenditoria. Le indagini, svolte dalla guardia di finanza e
coordinate dai pm Giuseppe Nicolosi
e Alessandro Nencini, riguardano fatti che sarebbero avvenuti nel corso degli anni '90.
Sono dieci le misure cautelari emesse, ma soltanto nove di queste sono state
eseguite. I medici coinvolti nell'inchiesta e tutti costretti agli arresti
domiciliari, sono: Marino Vaccari, 70 anni, già
primario di Cardiochirurgia a Careggi (Firenze) e
coordinatore della Commissione acquisti presidi medico-ospedalieri dello stesso nosocomio; Michele
Toscano, 56 anni, primario della II Divisione di Cardiochirurgia al Policlinico
Umberto I di Roma e Direttore della cattedra di Chirurgia Cardiotoracica
a "Le Scotte" di Siena; Ignazio Simonetti,
52 anni, responsabile di Emodinamica e Interventistica dell'ospedale di Prato e già responsabile
di Emodinamica a Careggi;
Achille Bravi, primario malattie Cardiovascolari 2 a "Le Scotte" di
Siena; infine Franco Santoli, primario di Anestesia e
Rianimazione e responsabile medico degli acquisti presso l'Ospedale pediatrico apuano di Massa Carrara.
In carcere sono invece finiti Ovidio Olivi, 55 anni, grossetano
residente a Firenze, amministratore di varie società
coinvolte nelle indagini, e Marcello Nannini, 48
anni, tecnico coadiutore a Careggi, addetto alla
predisposizione della documentazione per le richieste di forniture di presidi medico-chirurgici. Altre tre, infine, sono le persone agli
arresti domiciliari: Morena Gallorini, 43 anni, di
Sesto Fiorentino; Serena Ceccatelli, 30 anni, di Scandicci (Firenze) e Silvia Pecchioli,
31 anni di Carmignano (Prato).
L'inchiesta ha abbracciato un periodo che va dagli anni '90 ad oggi e si è
incentrata attorno all'attività della società Hospital Technology,
amministrata da Olivi. I reati contestati vanno dall'associazione per
delinquere finalizzata alla consumazione di una serie indeterminata di delitti di corruzione, truffa, turbativa d'asta, frode fiscale e
falso in bilancio. E ciò - secondo l'accusa - "secondo
un programma criminoso perdurante nel tempo e volto a trarre profitto dalla
fornitura di presidi medico-chirurgici alle Asl della regione
toscana".
In pratica, sempre a giudizio degli inquirenti, "dietro corresponsione di
somme di denaro, di benefit personali, di favori per sè
o per altri" la Hospital Technology
sarebbe stata favorita nella aggiudicazione delle forniture. Ciò sarebbe
avvenuto "anche attraverso la redazione di specifiche tecniche concordate
preventivamente così da escludere automaticamente ogni altro concorrente".
Così - rileva la Procura - sarebbe stato garantito "un rapporto di fornitura continuativo e costante, svincolato dalle reali
esigenze qualitative e quantitative".»>>
[Paolo Cornaglia-Ferraris, “Un invito alla corruzione”, 12 febbraio 2007, http://www.camiciepigiami.org/viewn.asp?nws=1488 ]
<<.PALERMO – Un’inchiesta della Dda [= Direzione Distrettuale Antimafia] di Messina sull’università ha portato all’emissione ieri di cinque ordinanze di custodia cautelare e vede indagato anche il rettore Francesco Tomasello. Uno scandalo, certo, ma solo l’ultimo, in ordine di tempo, sull’ateneo peloritano. In passato numerose indagini si sono concentrate su presunti rapporti tra docenti dell’università e la cosca Morabito di Africo Nuovo, uno dei clan più potenti della ’ndrangheta calabrese.
L’ateneo, del quale si è più volte occupato anche la Commissione antimafia, è stato al centro di varie inchieste: da quella sulla compravendita di esami, agli appalti truccati, fino all’assassinio di un docente. La vittima è il professor Matteo Bottari, genero dell’ex rettore Guglielmo Stagno D’Alcontres e titolare della cattedra di endoscopia, ucciso la sera del 15 gennaio 1988 mentre faceva ritorno a casa. Nell’ambito di questa inchiesta sono emersi gli interessi dei Morabito sugli appalti del Policlinico, definito dagli investigatori una “colonia” del clan calabrese. Il referente della cosca all’interno dell’ateneo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un collega di Bottari, il professor Giuseppe Longo, gastroenterologo del Policlinico, arrestato nel giugno del 1998 per associazione di stampo mafioso.
La posizione del docente, sospettato anche di essere il mandante dell’omicidio Bottari, fu però archiviata. Longo è stato assolto anche nel processo Panta rei riguardante proprio le infiltrazioni della ‘’ndrangheta nella vita dell’ateneo.
Numerosi i reati contestati agli imputati: dall’associazione mafiosa alla vendita degli esami, dalle intimidazioni ai docenti (uno dei quali, il professore Giancarlo Devero, fu pure ‘gambizzato’ perché si era rifiutato di promuovere una studentessa) allo spaccio di droga.>>
[“Cinque arresti a Messina / l’ateneo dove si spara”, Corriere Nazionale, 21 luglio 2007, p.
5]