CARRIERE
Una “lettera di
cortesia” su un concorso universitario (13.II.1989)
Concorsi
truccati al Policlinico di Pavia (2003)
Regole e trucchi
nei concorsi universitari in Italia (16.II.2003)
Un concorso per
associato di storia della medicina (31.I.2004)
Arresto di
commissari di concorso (24.VI.2004)
Concorsi
universitari e associazione a delinquere (25.VI.2004)
Ritorsioni
contro i commissari di concorso che non cedono alle pressioni (2.VI.2005)
Come far perdere
il miglior candidato a un concorso per associato di cardiologia (15.IX.2005)
Concorso truccato
per ricercatore (21.IX.2005)
Gruppo di potere
monopolistico nei concorsi di economia agraria (4.I.2006)
Concorsi
pilotati: un’analisi statistica (IX.2005)
Avvertimenti
mafiosi a commissari di concorso di oftalmologia a Bologna (13.II.2007)
Concorso in progettazione
architettonica a Napoli: vincitori... incomparabili (22.IX.2007)
Figli di
rettori: Modena, Roma (23.I.2008)
Da professore a
ministro: la carriera di Renato Brunetta (13.XI.08)
“Questa
candidata deve vincere”: concorso per ricercatore in microbiologia a Perugia (4.XII.08)
<<[...] Per quanto riguarda la spinosa situazione politica concorsuale Le ribadisco chiaramente quanto detto a voce, cioè un appoggio pieno alla linea politica tradizionale che è quella, e non lo dimentico, da cui proviene il mio “varo” a Professore Ordinario.
Questa mia adesione ha una base razionale che è legata al tipo di regole del gioco che erano state decise tanti anni fa con larga convergenza di opinioni anche da parte degli attuali contestatori. La frattura attuale, se si perde, può avere degli effetti destabilizzanti che mi preoccupano assai.
C’è infine, alla base della mia decisione, un fattore di carattere più emotivo, che è una certa simpatia istintiva che mi lega a Lei, al Suo gruppo e al gruppo dei catanesi.
Se avesse bisogno di un aiuto organizzativo per la “campagna elettorale”, disponga pure di me.>>
[Dall’allora direttore della 2a Clinica Otorinolaringoiatrica dell’Università di Torino al prof. Giovanni Motta; per il seguito della storia vedi i documenti Concorso in otorinolaringoiatria annullato... ; e Il Ministero rifiuta di «provvedere all’annullamento»... ; il fac-simile della lettera è qui , insieme ad altra documentazione.]
<<PAVIA — Una condanna per la vicenda dei “concorsi truccati” al Policlinico San Matteo. E l'apertura di una nuova inchiesta. Si è concluso ieri al Tribunale di Pavia il processo che vedeva imputato Piergiorgio Villani, ex direttore amministrativo del Policlinico pavese, andato in pensione nel dicembre '99, accusato di abuso d'ufficio per aver ammesso a un concorso, per l'assegnazione di un posto dirigenziale al San Matteo, una persona che secondo l'accusa non ne avrebbe avuto i titoli. Il collegio giudicante, dopo aver ascoltato in aula ieri mattina l'ultimo testimone, il capo della squadra Mobile Pierpaolo Marraffa, la requisitoria del sostituto procuratore Mauro Vitiello e l'arringa difensiva dell'avvocato Giampiero Azzali, ha emesso una sentenza di condanna, a 5 mesi (il pm ne aveva chiesti sei), con sospensione condizionale della pena e non menzione, oltre all'interdizione dai pubblici uffici per la durata della condanna. Non solo. Nella lettura in aula della sentenza, dopo tre ore di camera di consiglio, il giudice ha anche aggiunto che gli atti processuali sarebbero stati inoltrati nuovamente alla procura della Repubblica, perché venissero verificati eventuali altre ipotesi di reato riguardanti lo svolgimento del concorso. Insomma, anche dopo la sentenza di ieri è tutt'altro che chiusa la vicenda dei "concorsi truccati", che si era aperta nel marzo del 2000. La squadra Mobile aveva sequestrato gli atti di cinque concorsi, poi alla chiusura dell'inchiesta il rinvio a giudizio per Villani era arrivato solo per un concorso. Ma proprio sullo svolgimento di quello la procura deve indagare ancora. >>
[Stefano Zanette:
“Concorsi truccati a Pavia: condannato l’ex direttore del S. Matteo”, Il giorno, 2003]
<<Questa storia dei concorsi universitari
truccati è un'invenzione o la realtà?
"Truccati è una parola grossa", ribatte Luigi Donato, barone doc, ordinario di cardiologia alla scuola superiore Sant'Anna di Pisa, che è come dire la Normale, l'Olimpo delle scienze applicate, nonché presidente dell'area di ricerca del Cnr di Pisa, 1300 dipendenti, il più importante centro del Cnr in Italia.
"Il fatto è riprende Donato che il meccanismo che si è messo in piedi per questi concorsi facilita la realizzazione di soluzioni precostituite, che sono pienamente legittimate dal meccanismo perverso che è stato messo a punto".
Lei obietta sull'aggettivo
truccati, ma concorsi del quale si conosce il vincitore in quale altro
modo potrebbero essere chiamati?
"Parlerei di meccanismo perverso".
Ma una lotteria che ha sorteggio già
determinato è una lotteria truccata. E non è la stessa
cosa per un concorso?
"Attenzione, il fatto è che il collegio dei docenti della materia, che poi è la lobby, si trova d'accordo e dice: questa volta votiamo per te te e te. E perché votiamo per te per te e per te? Perché deve vincere il tale e il talaltro".
Come funziona il sistema?
"La facoltà chiede un concorso per una materia, mettiamo cardiologia. La commissione ad esempio per i professori associati è formata da un membro interno e da quattro esterni, due ordinari e due associati".
Come fanno a
controllare le nomine?
"Perché le nomine degli esterni vengono fatte dal collegio dei professori della materia, che è una lobby, la corporazione dei professori di quella materia, un'associazione, che non ha alcuna veste giuridica e sfugge a qualunque controllo anche del ministero".
Come può esserci un potere
così assoluto sulle commissioni di concorso?
"Perché tutti quanti sono interessati. Perché questa volta lo vinci tu e la prossima volta lo vinco io".
Formalmente chi costituisce la commissione?
"L'ho già detto. Viene eletta dal collegio, che in sostanza è un organo di governo spontaneo, interno alla categoria, che però fa da lobby e controlla completamente chi accede alle cattedre di quella determinata materia".
E la facoltà subisce le scelte della lobby?
"Normalmente questo gioco è fatto con l'accordo della facoltà che indice il concorso, ma poiché per regolamento dovranno uscire due vincitori, ci si mette d'accordo per far uscire la coppia che va bene a tutti".
Ma sono uno o due i posti da assegnare?
"No, deve essere coperto un posto".
Allora perché vengono
scelti due vincitori?
"Perché il secondo sarà destinato ad altra sede".
E la facoltà?
"La facoltà può prendersi o l'uno o l'altro o nessuno dei due. Ed è un meccanismo perverso perché tutti quanti all'interno della corporazione sono in qualche modo, se mi si passa la parola, ricattabili. Perché se non stai a questo accordo, tu la prossima volta non avrai questo o quest'altro posto".
Meccanismo perfetto.
"Ma se per caso il desiderio della facoltà non collima con il desiderio della corporazione succede un pasticcio, per esempio succede che i candidati, che non sono graditi dalla lobby, vengono invitati a ritirarsi".
Se non sono graditi alla facoltà, chi vince,
la facoltà o la lobby?
"Normalmente la lobby. Ad esempio c'è stato un concorso di recente, in cui c'era conflitto tra facoltà e corporazione. Così le persone non gradite sono state invitate a ritirarsi. Su nove se ne sono ritirati più della metà. E questa è una cosa che è abbastanza frequente".
Il dire che questo andazzo
non è poi cosa così grave mi pare derivi più dalla diffusione del malcostume
che dalla gravità del medesimo.
"Infatti è gravissimo. Però bisogna fare attenzione, non si può dire che sia un meccanismo universale, è assai meno grave anche in medicina e nel settore delle discipline di base, quelle non professionali o anche in altri facoltà come lettere e ingegneria".
Lì non succede?
"Voglio dire che c'è sempre l'accordo di massima ma non c'è la manfrina su quelli da far ritirare".
Che cosa fa la differenza?
"Secondo me tutto è legato alla connessione tra l'attività clinica ospedaliera professionale e la posizione accademica, perché è una posizione di potere non soltanto accademico ma anche economico".
Come uscirne?
"Come ha annunciato il ministro Moratti e come fanno le grandi università del mondo. Non si fanno concorsi, si fa la cooptazione. Mi va bene il tale e chiamo il tale".
Perché allora c'è il concorso?
"Perché consente il controllo da parte della lobby".
Ma il risultato sarebbe ottenuto nello stesso
modo.
"No, io ho lavorato alla Columbia University, in Germania, in Olanda, in Inghilterra, in Svezia. E lì decide o il consiglio di facoltà o il preside, c'è una struttura che decide e che ha tutto l'interesse alla più alta qualificazione".
Mentre i concorsi farsa rispondono
a quale interesse?
"Al fatto che una disciplina venga controllata. Oltrettutto in questo modo si è esasperato il localismo".
L'irresistibile ascesa del cretino locale, è
il titolo di un saggio sul problema.
"Esatto, perché far venire un professore da fuori comporta un peso in più sul bilancio della facoltà, mentre far vincere uno interno quasi non incide perché è poca cosa la differenza tra lo stipendio di un professore associato e quello di ordinario. Sono inverosimili idiozie, che finiscono con il dequalificare il sistema. Parliamo tanto di autonomia e dunque applichiamola, chi la userà bene andrà su, chi la userà male andrà giù".>>
[Giovanni Morandi: “Inchiesta / La denuncia di Sirchia/ Schema ideale: due vincitori per un posto”, Il giorno, 16 febbraio 2003]
<<Al Presidente del
CIPUR Prof Paolo Manzini
Concorsi universitari : valutazione
comparativa o cooptazione?
Caro Presidente,
quale iscritto al sindacato CIPUR, rappresento quanto segue.
Nel luglio 2000 si è conclusa la procedura di valutazione comparativa ad un posto di professore di prima fascia del settore scientifico disciplinare F07F-Nefrologia indetto dall’Università di Brescia (tipologia di impegno didattico-scientifico: “compiti didattici attinenti al settore scientifico-disciplinare F07F con particolare riguardo al trattamento dialitico cronico”; compiti scientifici: “impiego clinico nelle metodiche dialitiche con particolare riguardo alla dialisi peritoneale”). La commissione era composta dai seguenti Proff.ri: Rosario Maiorca (Commissario interno), Vittorio Andreucci (Presidente), Vincenzo Cambi, Giovanni Camussi, Sergio Stefoni.
Dei 4 candidati rimasti in lizza per tre idoneità (due avevano preferito ritirare la domanda), sono risultati idonei due allievi, di cui uno locale, di due commissari ed un’allieva dell’allora Presidente della Società Italiana di Nefrologia, Prof. Giuseppe Maschio; l’escluso è rimasto solo il sottoscritto, che presentava una inconcussa superiorità, rispetto agli idonei, su tutti i titoli che, come impone la legge, “costituiscono, in ogni caso, titoli da valutare specificamente nelle valutazioni comparative” (art 2, comma 9, DPR 390/98):
- titoli scientifici: il sottoscritto-non idoneo poteva vantare lavori scientifici, pubblicati nel 90% dei casi come primo od ultimo autore, sulle più prestigiose riviste internazionali come New England Journal of Medicine e The Lancet, valori di Impact Factor e Citation Index superiori alla somma di quelli riportati dai tre candidati idonei messi assieme, responsabilità di un progetto europeo Biomed, progetti nazionali, inviti come relatore ufficiale o attività come chairman a congressi internazionali e nazionali, o come referee di riviste internazionali ed era l’unico che aveva ricevuto l’incarico di coordinare la stesura di linee guida su un campo nefrologico dalla Società Italiana di Nefrologia (da sottolineare che questo criterio era stato assunto come criterio aggiuntivo dalla commissione per determinare la ricaduta clinica dell’attività scientifica).
- anzianità didattica: il non idoneo vantava un’anzianità di titolarità didattica di 22 anni, superiore a quella di due degli idonei, dei quali uno, il candidato locale, poteva vantare un’anzianità di neppure un anno.
- anzianità di carriera universitaria: il non idoneo vantava una anzianità di carriera universitaria di 30 anni, superiore a quella di tutti gli idonei, dei quali uno, il candidato locale, di neppure un anno;
- attività assistenziale: il non idoneo vantava una anzianità assistenziale di ruolo superiore a quella di tutti e tre gli idonei.
Dai verbali del concorso emerge chiaramente che mentre i commissari avevano dichiarato di far propri i criteri imposti dalla nuova legge del 1998 per la valutazione comparativa dei titoli dei candidati, nella realtà essi hanno proceduto senza tenerne conto od utilizzando tali criteri nella massima discrezionalità e con peso diverso a seconda dei candidati.
Ciò è dimostrato dal fatto che:
a) non si è fatto uso di parametri riconosciuti in ambito scientifico internazionale (Impact Factor e Citation Index) come imposto dalla legge;
b) non si è fatta alcuna analisi comparativa degli altri criteri di valutazione dei titoli scientifici stabiliti dalla legge: originalità ed innovatività della produzione scientifica, apporto individuale del candidato nei lavori in collaborazione, la rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni, la responsabilità di progetti scientifici, l’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca etc;
c) sono mancate del tutto separate e quantificate valutazioni riguardanti l’anzianità di titolarità didattica, di carriera universitaria ed assistenziale, titoli che la legge impone di valutare specificamente.
Il sottoscritto sfida chiunque a trovare una valutazione comparativa nei giudizi individuali e collegiali della commissione, valutazione che diventa obbligata allorché, come nel caso in esame, si tratta di “procedura comparativa”.
Ed invero, la commissione non ha operato alcuna valutazione comparativa, dal momento che si è limitata in tutti i giudizi collegiali a scrivere che:
-quanto alle pubblicazioni: sono tutte o su riviste di grande prestigio internazionale (due candidati) oppure su riviste di notevole prestigio o di ottimo livello scientifico (altri due candidati);
-quanto agli studi: questi appaiono alla commissione “ben designati, metodologicamente corretti ed adeguatamente discussi” (due candidati), oppure con l’aggiunta “con spunti originali e innovativi” (altri due candidati);
-quanto all’apporto individuale: “risulta evidente dalla posizione del nome nell’elenco degli autori” (tutti i candidati).
Dove sta, di grazia, la valutazione puntuale, precisa e motivata dei titoli dei candidati, dell’I.F. e del C.I. delle loro pubblicazioni, del loro apporto individuale, dell’originalità e dell’innovatività della produzione scientifica, della congruenza con il settore scientifico-disciplinare, del prestigio delle riviste, dei congressi e dei progetti cui si è partecipato e collaborato e con quale ruolo (responsabilità o mera collaborazione)?
L’abnormità del comportamento della commissione la si può apprezzare particolarmente, poi, con riferimento ai titoli da valutare “specificamente” nella valutazione comparativa come imposto dalla disciplina vigente in subiecta materia, quali, l’anzianità di carriera universitaria, didattica ed assistenziale.
La ragione della mancata considerazione comparativa è scontata se solo si considera l’enorme iato di titoli fra il candidato non idoneo e gli altri candidati. Il fatto diventa eclatante se si considera l’idoneità attribuita al candidato locale, il quale presentava un curriculum scientifico con valori di I.F. e di C.I. pari ad un quarto rispetto al non idoneo, una anzianità di titolarità didattica e di carriera universitaria di neppure un anno (a fronte di 22 e 30 anni rispettivamente del non idoneo), e una minore attività assistenziale in reparti nefrologici di ben cinque anni. Non è di poco conto aggiungere che lo stesso candidato aveva presentato ben 13 pubblicazioni (delle 15 richieste nel bando), in collaborazione con il suo direttore, membro della commissione, e che in tali pubblicazioni il suo contributo risultava marginale, posto che il suo nome compariva in prima o ultima posizione nell’elenco degli autori solo in 3 delle 13 pubblicazioni; così che il commissario Maiorca si è trovato nella imbarazzante situazione di valutare se stesso.
Inoltre, non può essere casuale che la mancata considerazione di importanti aspetti del curriculum del non idoneo sia avvenuta sempre a suo svantaggio o che, analogamente, la scorretta applicazione dei criteri assunti dalla commissione o imposti dalla legge sia effettuata sempre ai suoi danni, al punto che i commissari giungono ad utilizzare elementi curriculari sostanzialmente identici una volta a fondamento di un giudizio negativo (nel caso, si trattasse del non idoneo), altra volta per formulare un giudizio positivo ovvero tacendo la circostanza per non dover effettuare il medesimo giudizio negativo (ovviamente, nel caso degli idonei); a tal proposito basterebbe osservare che, in termini di carriera didattica, lo stesso insegnamento, peraltro aggiuntivo a quello ufficiale di Nefrologia, di cui il non idoneo è stato titolare per 3 anni -1982-1983- (id est, corso di Biochimica di interesse reumatologico) è stato utilizzato nel suo caso per “dimostrare” -si fa per dire- una pretesa non pertinenza dell’insegnamento suddetto con la disciplina nefrologica, mentre, per converso, nel caso della candidata idonea (la quale assumeva l’incarico dello stesso corso dal 1983-1984, corso che tuttora svolge nell’Università di Padova), il medesimo titolo non è stato né menzionato né considerato negativamente per la predetta candidata, senza dire peraltro che la stessa poteva vantare numerosissimi altri corsi (circa 13 per anno) nelle materie più disparate ed è risultata impegnata per circa dodici anni (ininterrottamente) in ricerche, pubblicazioni e attività assistenziale palesemente estranee alla Nefrologia (id est, osteoporosi).
Ancora, con riferimento al giudizio parzialmente negativo nei confronti del non idoneo, la commissione ha avuto modo di precisare, che “… alla rilevanza scientifica della produzione fa riscontro una minore diretta ricaduta sulla pratica clinica”, non avvedendosi, fra l’altro, che tale candidato era l’unico a poter vantare l’incarico ufficiale come coordinatore, da parte della Società Italiana di Nefrologia a preparare un iter diagnostico e a stendere le linee-guida su un tema nefrologico (aspetto questo, peraltro, assunto dalla stessa commissione come criterio aggiuntivo per determinare la ricaduta clinica: “influenza delle ricerche effettuate sulla pratica clinica e sulla formulazione delle linee-guida nazionali o internazionali”); la disparità di trattamento è ancora più evidente se si considera che aver partecipato solo come mero collaboratore di stesura di linee-guida (un idoneo) o non aver partecipato a nessuna stesura di linee-guida (gli altri due idonei) procura a costoro un giudizio di “notevole o indubbia ricaduta clinica”.
Analoghe incongruenze si rinvengono con riferimento alla valutazione, da parte dei commissari, dell’attività assistenziale svolta dal candidato non idoneo, asseritamente, “in strutture non sempre nefrologiche” e “non in tutti i campi della nefrologia”, attribuendo un maggior peso ad un’esperienza diretta sulla dialisi e trapianti rispetto ad altri settori della nefrologia, come se il concorso fosse di dialisi e non di nefrologia. E ciò contrariamente peraltro a quanto stabilito dal DPR n. 117 del 23 marzo 2000, ai sensi del quale “la tipologia di impegno scientifico e didattico eventualmente indicata nel bando non costituisce elemento di valutazione del candidato”. A tale proposito, non è di poco conto ricordare che “l’esperienza nei maggiori settori nefrologici” era stata inserita tra i criteri di valutazione “aggiuntivi”, non imposti, anche se previsti dalla legge, che la commissione ha introdotto dopo che i candidati avevano inviato i loro curricula e considerare che la candidata-idonea, per 12 anni (1983-1995) ha prestato attività assistenziale in un reparto medico non nefrologico, in cui era responsabile tra l’altro di un Servizio di Metabolismo Minerale ed Osteoporosi”, una materia che ha poco a che vedere con la nefrologia e non da ultimo che l’interesse scientifico e professionale del candidato locale verteva quasi esclusivamente sul tema della dialisi (modulo assistenziale: dialisi; argomento delle 15 pubblicazioni valutabili monotematico: dialisi).
Come commentare poi il comportamento dei commissari che giungono persino ad arricchire i curricula dei candidati con titoli che questi non si sono mai sognati di riportare nel loro curriculum; è il caso del candidato locale che si ritrova nel giudizio individuale e collegiale ad essere “revisore” di “altre linee guida” mai segnalate nel suo curriculum o di un altro allievo di un commissario che si ritrova, senza saperlo- è proprio il caso di dirlo- responsabile di numerosi progetti MURST e CNR mai riportati nel proprio curriculum.
A completamento di questa vicenda, non si può non ricordare il comportamento della candidata idonea, la quale riporta nel suo curriculum, corredato da una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, un profilo di alcuni suoi titoli didattici, scientifici ed assistenziali non proprio corretto e certamente sottoposto a un radicale intervento estetico. Gli esempi sono numerosi: a) nel tentativo di nascondere la sua più che decennale pregressa attività assistenziale nel settore dell’osteoporosi, materia che ha davvero poco in comune con la nefrologia, cambia la denominazione di un servizio assistenziale di cui era responsabile e che ancora oggi è chiamato “Metabolismo Minerale ed Osteoporosi” in “Metabolismo Minerale e Patologia dell’Osso”; b) al fine di enfatizzare la propria esperienza clinica nel settore della dialisi, sostiene di aver partecipato ad attività di emodialisi, a ”seguito dell’unificazione dei due reparti di Nefrologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova”, quando la circostanza è falsa, dal momento che il reparto che svolge il servizio di emodialisi è sempre stato autonomo e diretto da un diverso primario ospedaliero; c) al fine di accrescere la propria credibilità scientifica avanti la Commissione, nell’elencare i propri lavori indica erroneamente la natura delle sue pubblicazioni, così che alcuni lavori sono stati presentati come articoli in extenso, quando invece si tratta di mere comunicazioni o abstracts a congressi nazionali (pubblicati sul libro degli atti su due mezze pagine), altre pubblicazioni nazionali sono state rappresentate invece come internazionali, ed ancora lavori elencati come pubblicati in extenso sono invece semplici lettere all’editore etc; f) espone nel suo curriculum un’impressionante sequela di attività didattiche come titolare di innumerevoli corsi di insegnamento (sino a 13 all’anno pari ad un impegno didattico di più di 500 ore annue), quando alcuni di questi o non sono stati svolti del tutto dalla titolare, o sono stati tenuti interamente da professori a contratto, come risulta anche da dichiarazioni di colleghi ed ex-specializzandi.
Di fronte alle manifeste, plurime violazioni di legge, dei principi fondamentali in materia di concorsi pubblici, dei criteri di valutazione imposti dalla legge, del principio di imparzialità, dell’incompatibilità di alcuni commissari, ci si attendeva un intervento di annullamento del concorso da parte dell’autorità giudiziaria, al quale il sottoscritto si era giustamente rivolto. Invece, il TAR di Brescia rigettava il ricorso (sentenza n. 872 del 10 novembre 2001; Presidente: Francesco Mariuzzo; Relatore: Caputo Oreste Mario). Incomprensibili ci appaiono le motivazioni del rigetto. Leggendo la sentenza, sorprende non solo il fatto che il Giudice abbia ignorato e non abbia risposto alle puntuali e sacrosanti censure del ricorrente, ma soprattutto la circostanza che egli sia incorso in “gravi errori” di valutazione. Si legge in effetti a pag. 15 della pronuncia: “risulta infatti per tabulas un fatto inequivocabile: il ricorrente è l’unico fra i candidati a non aver ottenuto l’idoneità nazionale a Primario di Nefrologia” . Uno sguardo ai curricula dei candidati sarebbe stato sufficiente per sapere che nemmeno la candidata idonea ha mai ottenuto l’idoneità primariale, che peraltro era titolo valido nei concorsi ospedalieri fino a poco più di un decennio fa, posto che l’ultimo concorso per tale idoneità si è svolto nel 1987. L’errore dei giudici bresciani viene addirittura ribadito e enfatizzato alla pagina successiva dove si parla, inter alia, della “sua mancata idoneità a primario di nefrologia”: in realtà, il candidato non idoneo, avendo dedicato tutta la sua vita alla carriera universitaria, non si è mai sognato di acquisire l’idoneità a primario ospedaliero né mai ha partecipato ad un concorso eiusdem generis, donde semplicemente la non veridicità del giudizio negativo sulla “mancata idoneità” inventata di sana pianta dal Giudice. Ma ancora sorprende, riferendosi all’attività didattica del ricorrente, quando il Giudice dichiara:“…l’attività didattica è pertinente almeno in misura preponderante alla clinica biologica”. A quanto consta, nessun ordinamento didattico della Facoltà di Medicina prevede un insegnamento di clinica biologica. Che dire poi delle valutazioni in tema di criteri scientifici internazionali, voluti dal Legislatore, dalla commissione stessa e riconosciuti come importanti dagli stessi candidati. Nelle parole del collegio, “la sua principale finalità –dell’Impact Factor- è quella di fornire un criterio, per l’acquisto, la gestione e la raccolta delle riviste di cui dotare la biblioteca. Solo in via indiretta, ad integrazione, tale parametro può concorrere ad individuare la qualità scientifica intrinseca di contenuto della specifica pubblicazione edita nella singola rivista a cui si riferisce l’impact factor”. Evidentemente il legislatore non la pensa allo stesso modo se lo ha imposto come criterio di valutazione della produzione scientifica dei candidati, come del resto gli stessi commissari che avevano affermato inequivocabilmente di voler rispettare (sia pure solo in astratto) (cfr Art. 2, comma 8; D.M. n. 390 del 1998:”Per i fini di cui al comma 7 si fa ricorso, ove possibile, a parametri riconosciuti in ambito scientifico internazionale”). Infine, incomprensibile ci pare un’altra affermazione dei giudici di prime cure “coonestare dubbi sull’attendibilità scientifica dei titoli presentati da costoro-i candidati idonei-, oltre a prestare il fianco a discutibili valutazioni di parte non è pertinente all’oggetto del giudizio incentrato sulla sua inidoneità”. Forse ci si dimentica che si tratta, come dice la legge, di una procedura di valutazione comparativa ?
Di fronte a questa sentenza non rimaneva al sottoscritto-candidato non idoneo che far ricorso al Consiglio di Stato, nella speranza di porre rimedio ad una grave ingiustizia di cui era stato vittima nel contesto di questo concorso universitario. Sorprendentemente, in data 24 ottobre 2002, il Consiglio di Stato respingeva il ricorso (Sentenza n. 5879/2002, VI Sezione –Presidente: Giovanni Ruoppolo; relatore: Giuseppe Minicone). Nella decisione, il Giudice d’appello non ha risposto ai plurimi argomenti che dimostravano incontestabilmente i vizi censurati relativi al comportamento della commissione e non si è pronunciato per niente sulle evidenti e gravi “sviste” del giudice di prime cure. In particolare, ha dimenticato di rispondere alla principale censura introdotta: la commissione non ha operato alcuna valutazione comparativa, violando palesemente la legge.
Incomprensibile ci appare anche
questa decisione del giudice d’appello, e di questo avviso
non siamo i soli, a ben considerare l'ordinanza
del GIP di Brescia, a dimostrazione, laddove ve ne fosse bisogno, della
fondatezza e della bontà delle censure avanzate dal sottoscritto e rimaste
prive di riscontro ex parte judicis. Ed invero, nel provvedimento di archiviazione del GIP di Brescia del 16 giugno 2003
(Dott.ssa Morelli)–relativo alla rilevanza penale dell’attività della
commissione di concorso-, si rinviene letteralmente che “le doglianze espresse dal prof. Baggio in merito alla valutazione, sempre operata a suo
sfavore, dei diversi parametri posti alla base del giudizio della commissione,
non paiono destituite di fondamento. La materia è assai complessa, tanto da
aver richiesto l’analisi di un professore universitario nominato quale
consulente del PM, ma agli occhi del profano pare che i componenti della commissione abbiano
impiegato per ciascun parametro un criterio di valutazione che,
invariabilmente, danneggiava il prof. Baggio. Anche dopo un’attenta lettura della consulenza del prof. Ponticelli tale dubbio non è
fugato (…) omissis. Sorprende,
quindi, non tanto il fatto che i commissari abbiano interpretato liberamente i
criteri di valutazione dei parametri …(omissis), quanto piuttosto che, in relazione ad ogni parametro, sia
stato adottato il criterio più sfavorevole al prof. Baggio. Al di là di tali considerazioni, che consentono di
formulare serie riserve circa la correttezza e l’imparzialità della commissione
esaminatrice, due membri della quale sono coautori di numerose pubblicazioni di
due dei candidati …”.
Analoghe considerazioni possono
farsi con riferimento alla perizia del
prof. Ponticelli, il quale, se da un lato, esorbitando dalle proprie
competenze di tecnico nefrologo erra nel valutare la portata vincolante della
legge e dei criteri sulla commissione, concludendo che
la commissione operò nell’ambito della lecita discrezionalità amministrativa,
dall’altro, condivide in molte parti le censure avanzate dal sottoscritto e rimaste prive di riscontro ex parte
judicis. In effetti, anche il prof. Ponticelli, a riguardo della omessa valutazione comparativa dei criteri
internazionali della produzione scientifica –I.F. e C.I.- precisa: “di fatto, se fossero stati utilizzati …(omissis)
il dott. Baggio avrebbe dovuto entrare a pieno diritto nella terna, dovendosi
riconoscere che la somma aritmetica dell’I.F.e del C. I. della
sua produzione era largamente superiore a quella degli altri candidati
…”. Ancora, sulla pretesa scarsa ricaduta clinica del prof. Baggio, il perito
commenta: “anche
le lamentele del dott. Baggio circa la scarsa ricaduta clinica della sua
produzione scientifica possono trovare un certo consenso” ed inoltre,
con riferimento alla valutazione dell’attività didattica, il prof Ponticelli
afferma inequivocabilmente: “il dott.
Baggio può lamentarsi del fatto che non si sia tenuto conto della sua attività
di docente certamente più lunga di quelle prestate dal dott. Cancarini e dal
dott. Fuiano. Tale contestazione è senz’altro giustificata.
In una valutazione comparativa si sarebbe potuta sottolineare
la differente esperienza didattica tra i candidati”. Altrettanto “dicasi per la durata dell’attività clinica
svolta dal dott. Baggio più lunga di quella degli altri candidati”. Per quanto poi attiene ai titoli che, giustamente,
Baggio censurava come inesistenti nei curricula di altri due candidati
(titoli effettivamente inventati dalla commissione o tutt’al più frutto di una
conoscenza personale dei candidati), il prof. Ponticelli precisa: “di
fatto non risulta che il dott. Cancarini abbia scritto di avere collaborato
alla revisione di altre linee guida oltre a quelle della dialisi peritoneale. Né il dott. Fuiano ha scritto di aver partecipato a numerosi
progetti scientifici finanziati dal MURST”. Quanto infine alle censure sulla mancata effettuazione di una
valutazione comparativa di funzione, di contratti di ricerca, organizzazione,
direzione e coordinamento dei gruppi di ricerca, coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico, il perito
diligentemente annota: “di fatto non risulta traccia di questa
valutazione nei verbali della commissione. E’ difficile dire se tale mancanza sia dovuta ad omissione, dimenticanza o al fatto che i
commissari abbiano considerato trascurabile il peso di questa valutazione”.
Ci si limita, a questo punto, a
commentare gli altri due documenti, che comprovano vieppiù la bontà delle
censure del prof. Baggio, in tema di ricaduta clinica delle ricerche, alla tesi
dei commissari, secondo i quali ”alla rilevanza scientifica della produzione fa
riscontro una minore diretta ricaduta sulla pratica clinica”. Il Prof. Zoccali, coordinatore delle
Linee Guida della Società Italiana di Nefrologia, chiarisce, laddove ve ne
fosse bisogno, l’intrinseca connessione fra ricaduta clinica e linee guida: “gli studi e le ricerche originali ed innovative del
prof. Baggio hanno avuto ed hanno tuttora una notevole ricaduta clinica e hanno
determinato un nuovo approccio diagnostico e terapeutico nei pazienti con
nefrolitiasi”.
Last but not least, il documento relativo al concorso di nefrologia per professore
universitario di seconda fascia bandito dall’Università di Pavia (anno
2002). La commissione di concorso (di cui faceva parte peraltro lo
stesso prof. Stefoni, uno dei componenti del concorso sub
judice) ha unanimemente valutato un allievo e collaboratore per vent’anni
del sottoscritto, con cui fino al 1998 ha sviluppato le stesse linee di ricerca
ed è coautore degli stessi lavori, in questi termini: “sebbene la direzione principale di questi studi sia
l’investigazione fisiopatologia, le implicazioni sono sempre anche di ordine
clinico …strettamente collegate con l’attività clinica e con possibili risvolti
terapeutici pratici delle sue ricerche”
(giudizio del prof. Maschio, già Presidente della Società italiana di
Nefrologia, ripetuto sostanzialmente anche dagli altri commissari), mentre per
l’attività scientifica del sottoscritto i commissari del concorso di Brescia
hanno dichiarato “alla rilevanza clinica della produzione fa riscontro una
minore diretta ricaduta sulla pratica clinica”. Per quanto riguarda poi
l’attività assistenziale del medesimo candidato (che
ha lavorato, lo si ribadisce, fianco a fianco del sottoscritto dal 1978), il
giudizio collegiale così riferisce: “la sua attività assistenziale,
svolta tutta in ambito nefrologico….” , mentre per la commissione di Brescia l’attività
assistenziale del sottoscritto “non è sempre stata svolta in strutture
nefrologiche”.
Caro Presidente, il sottoscritto lascia
a te, al sindacato ed a tutti i lettori i commenti su
questa incredibile vicenda, che esula dal fatto personale per coinvolgere ed
avere significativi riflessi su tutto il sistema universitario (reclutamento, fuga di cervelli, crisi della
ricerca…), tema che trova ampio spazio nelle cronache della stampa tutta di
questi giorni e per la moralizzazione del quale il Sindacato si sta fortemente
battendo. Resto a disposizione per qualunque chiarimento e per mostrare la
documentazione relativa alle illegittimità rilevate
avanti alle sedi più opportune. Come conclusione, vorrei solo ricordare quanto
riportato da una nota ricercatrice ed esperta di materia concorsuale (Prof. L.Calzà),
“le argomentazioni in base alle quali sono irrise le valutazioni oggettive
proposte per il confronto fra la produzione scientifica dei candidati del
concorso in oggetto fanno parte del bagaglio delle commissioni che amano
lavorare in base all’assunto “è bravo perché lo dico io” e rifiutano
aprioristicamente qualunque strumento di confronto oggettivo che, per quanto
perfettibile, è attualmente disponibile”.
Prof. Bruno Baggio - Professore
Associato di Nefrologia - Università di Padova>>
[Lettera pubblicata su Università oggi, N. 40, 19 dicembre 2003, pp. 8-9 con il titolo “Concorsi universitari : valutazione comparativa o cooptazione”, e un a nota editoriale di Leonardo Bosi e Paolo Manzini. La sentenza di archiviazione del tribunale di Brescia, 17 giugno 2003, è qui ]
<<La seconda sezione del Consiglio di Stato sta esaminando il ricorso avanzato da un candidato giudicato non idoneo dalla commissione chiamata a formulare la “valutazione comparativa” per l’assegnazione della cattedra di Storia della medicina, da troppo tempo vacante presso l’Università di Padova (Facoltà di Medicina e Chirurgia). “Valutazione comparativa”, per chi lo ignorasse, è l’eufemistica designazione che ha rimpiazzato quella più nota di “concorso”, logorata oramai dal tempo e fors’anche compromessa da una storia di vicende non sempre limpide né esemplari.
[...] Ad una sede forte di tali tradizioni scientifiche, nonché di vasta rinomanza internazionale, ci si aspettava venisse chiamato uno studioso fornito delle competenze richieste per degnamente coltivare la storia di tale scuola, oltre che della scienza medica in generale: sia per l’intrinseco valore di siffatti studi, che per le ricadute culturali che, in tempi che vedono sempre più eclissarsi la cultura, ne sarebbero potute venire agli studenti destinati a a formare il corpo professionale dei medici di domani.
Così non è stato. Non sorprenderà dunque che i deliberati della commissione giudicatrice siano ora sub iudice davanti quel Consiglio di Stato, erede del napoleonico Conseil d’État, cui dall’ordinamento costituzionale vigente è attribuito il ruolo di giudice terzo nelle controversie insorgenti fra il cittadino e l’autorità pubblica. L’art. 100, 1o comma, della Costituzione definisce infatti il Consiglio di Stato come l’“organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia dell’amministrazione”(c.vo nostro), nei casi in cui essa amministrazione questi principi di giustizia avesse violato.
Il ricorrente non era l’ultimo arrivato. Bernardino Fantini è dal 1992 professore ordinario di Storia della medicina all’università di Ginevra, dove dirige l’Institut d’histoire de la médecine et de la santé, una delle più prestigiose istituzioni scientifiche europee del settore, nonché Centro collaboratore dell’Organizzazione mondiale della sanità per la ricerca storica in sanità pubblica. Fantini è anche professore ad personam all’università di Losanna, ed è stato presidente della European Association for the History of Medicine and Health. Dunque, un candidato di alta, se non altissima caratura, che Padova avrebbe dovuto sentirsi onorata di accogliere nel suo corpo accademico, e che avrebbe risollevato il prestigio, da qualche tempo languente, dell’Istituto di Storia della medicina patavino. Ma la commissione giudicatrice non si lasciò impressionare. Avvalendosi con disinvoltura delle proprie facoltà di giudizio, la commissione sentenziò non doversi riconoscere l’equivalenza fra la posizione di un professore ordinario di un’università elvetica (dunque extracomunitaria...) e quella corrispondente di un professore ordinario nostrano. Cuius regio, eius cathedra.
* * *
Al “dr. Fantini”(così costantemente designato nella corrispondenza ufficiale) venne negata anche la parificazione al ruolo di professore associato italico: lo si trattò alla stregua di un semplice ricercatore universitario, con l’obbligo di sostenere davanti alla commissione la “prova didattica” prevista per i candidati minus quam, intesa ad accertare le capacità didattiche dell’aspirante docente. Si noterà, en passant, che Fantini di tali capacità aveva già dato, e non fra le montagne elvetiche, buona prova, essendo stato per cinque ani professore a contratto (di Storia della medicina) appunto nella Facoltà medica padovana... Naturalmente non fu la lezione tenuta, con apprezzabile gesto di umiltà, dal Fantini su Lo sviluppo del concetto di ‘misura’ nella medicina del ’600, a compromettere l’esito concorsuale. Al contrario, è lecito congetturare che la commissione giudicante, formata da una maggioranza (3 su 5) di non-professori-di-storia-della-medicina, bensì di docenti di Patologia generale, non tenuti a conoscere la materia, abbia potuto arricchire la propria cultura assistendo alla lezione del professore di Ginevra.
Non fu dunque questa la materia del contendere. La barriera rizzata per tagliare al Fantini la strada che l’avrebbe menato “lungo la Brenta”, fu ben più massiccia: in tempi di inter-, trans-, multi-, nonché pluri-disciplinari(e)tà, la commissione eccepì infatti essere il Fantini “storico della scienza” anziché “storico della medicina”. Il tutto condito dal relativo apparato di sigle (FO2X, EO2C, ecc.) indecifrabili dai profani, a suo tempo escogitate dal C.U.N. (Comitato universitario nazionale) onde minuziosamente delimitare (in tempi appunto di inter-, trans- ecc.) i confini fra i vari campicelli e orticciuoli disciplinari e, soprattutto, concorsuali. Vicepresiedeva il C.U.N., nell’epoca in cui venivano delineati quegli apparentamenti che dovevano fare della Storia della medicina un terreno di caccia riservato alla Patologia generale, un insigne general-patologo nonché preside di una ancor più insigne Facoltà medica, il quale sarebbe risultato per via di liaisons parenterali (honni soit...) non del tutto estraneo all’esito del nostro concorso, né alle logiche di spartizione del potere accademico.
Dunque, un “dr. Fantini” redarguito perché “storico della scienza” e non già della medicina. La medicina dunque non è una scienza? – si chiederà l’ingenuo lettore. [...] Ci si potrebbe peraltro chiedere (ciò che qui non faremo) in base a quali principi gnoseologici vengano chiamati a giudicare di Storia della medicina professori, ordinari fin che si vuole, di Patologia generale, materia che non implica affatto il possesso di quelle conoscenze storico-mediche la cui presenza essi sono chiamati ad accertare nei candidati. [...] Non resta che rassegnarsi a congetturare che dietro le concorsuali più o meno decorose quinte si celino talora interessi, anche giustificabili, ma non sempre compatibili con le regole della scienza, né coi dettami dell’equità dei giudicanti.
Il ricorrente avrà in realtà buon gioco a provare agli aeropagiti di Palazzo Spada che, “storico della scienza” fino al 1988, da quell’anno egli avviò, sotto il patronato del compianto Mirko Grmek – la cui statura scientifica non richiede illustrazioni – una specifica formazione di storico della medicina, che lo portò fra l’altro a conseguire nel 1992 il Doctorat d’État con una tesi, pubblicata dalla École Pratique des Hautes Études – Sorbonne, sulla storia della malaria. Titolo che in terra oltremontana abilità all’insegnamento universitario, e il cui valore è almeno penoso vedere disconosciuto nella Cisalpina. Difficile, in ogni caso, contestare che nei 12 anni seguiti alla “conversione” di Fantini dalla EO2C alla FOX2, questi abbia accumulato una produzione strettamente afferente alla disciplina, con oltre 120 titoli specifici pubblicati a partire dal 1989 ed elencati nel curriculum.
* * *
E qui il nostro argomentare potrebbe anche concludersi, ma commetteremmo anche noi un’iniquità se passassimo sotto silenzio l’esclusione dalla rosa degli idonei di un altro storico della medicina, non meno del Fantini meritevole di conseguire l’idoneità negata. Giuseppe Ongaro, libero docente della materia all’università di Padova nel 1968, presentava 114 titoli pubblicati fra il 1963 e il 2000, saliti nel frattempo a 121 più altri 12 in corso di stampa. [...] Qui non si potevano sollevare le obbiezioni opposte al Fantini: nessun dubbio che i titoli del candidato fossero strettamente afferenti alla materia, e per di più vertessero in cospicua parte sulla storia dello Studio padovano. Per fondare il suo diniego, la commissione si trincerò questa volta dietro motivazioni come quella che riportiamo dal verbale: “La produzione scientifica specifica ... è caratterizzata da una molteplicità di argomenti trattati, tanto da renderla alquanto dispera”. Una “dispersione” che i giudici mostravano di non gradire, preferendo una produzione ristretta a pochi e circoscritti argomenti, e magari di esigua mole, come nel caso di altri candidati ammessi all’idoneità, di cui si dirà fra poco.
In ogni caso, se “comparato” al giudizio formulato sull’Ongaro, quello verbalizzato in data 25 giugno 2001 su di un altro candidato, riconosciuto idoneo e in seguito chiamato a ricoprire la famigerata cattedra, appariva meno promettente. A Giorgio Zanchin, neurologo padovano associato e specialista in terapia delle cefalee, la commissione riconosceva infatti “un forte impegno nella ricerca della neuropatologia clinica”(materia che non rientra, che si sappia, nella storia della medicina), ma osservava che la produzione scientifica del candidato risultava “non particolarmente ampia”(si noti la finezza della litote), e “a carattere spesso sporadico”, “di buon livello ... ma di limitata originalità”. Ma soprattutto i commissari segnalavano la difficoltà di riconoscere l’apporto del candidato nei lavori in cui egli figurava coautore con alii (parte non trascurabile di quelli presentati), lavori in cui “il ruolo del candidato è di difficile definizione”. Di conseguenza, lo Zanchin non veniva dichiarato idoneo; la commissione chiudeva pertanto i suoi lavori riconoscendo idonei due soli candidati; al nostro era andato un voto soltanto.
Abbiamo pescato dal verbale della seduta “conclusiva” del 25 giugno, che in realtà conclusiva non fu, perché coll’avvicinarsi dell’autunno e l’ingiallire delle foglie, la commissione rimeditò le proprie conclusioni estive, nei tempi supplementari di una seconda conclusiva seduta accordatale dall’autorità accademica e tenutasi al 4 di settembre. Nella quale, ritornando sui suoi passi perduti, la commissione verbalizzava che l’apporto dello Zanchin a quei tali lavori era stato in realtà più rilevante di quanto non fosse in prima istanza sembrato, dato che il nome del candidato “rimaneva costante al variare degli altri nomi”- lasceremo ai competenti l’esegesi di questa sibillina espressione. Con 3 voti su 5 (1 voto andò a Fantini, 1 a Ongaro) Giorgio Zanchin venne così riconosciuto, in seconda istanza, idoneo, e tempestivamente chiamato a coprire la cattedra patavina.
* * *
Se c’è un insegnamento da trarre dalla vicenda (ce ne sarebbero in realtà più d’uno), si è che un sistema valutazional-comparativo come quello tuttora in auge nel già bel Paese mette una commissione, selezionata ad arbitrio di determinate combinazioni accademiche, nelle condizioni sia di stabilire le regole del gioco, che di modificarle in corso d’opera a seconda delle circostanze e delle convenienze, sapendo di poter contare sulla benevola neutralità degli organi burocratico-amministrativi preposti al controllo formale, ma anche sostanziale, dell’operato. [...]
I verbali concorsuali sono
consultabili sul sito internet dell’Università di Padova: http://147.162.100.187/concorsi/Sessione2_00/commissioni/commissioni.htm
>>
[Da: Oddone Longo: “Come si scrive la storia (della medicina)”, Belfagor, 59 (1), 31 gennaio 2004, pp. 102-6]
<<ROMA - Cinque cardiologi sono stati arrestati dalla guardia di finanza nell'ambito dell'inchiesta sui presunti concorsi universitari truccati. Il provvedimento del gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis ha raggiunto i professori Livio Dei Cas, di 62 anni, primario cardiologo all'ospedale Civile di Brescia e docente universitario, Paolo Rizzon, di 72 anni, fondatore della scuola di cardiologia dell'Università di Bari, il pisano Mario Mariani, di 68, il milanese Maurizio Guazzi, di 69, e il fiorentino Luigi Padeletti, di 57. L'accusa è di associazione a delinquere, corruzione e falso. A tutti è stato concesso il beneficio degli arresti domiciliari.
L'ipotesi investigativa è di aver costituito e preso parte a un'associazione per delinquere attraverso la quale hanno fatto vincere a candidati a loro graditi diversi concorsi per docente ordinario e associato e per ricercatore nelle facoltà di cardiologia delle università di Bari, Firenze e Pisa. Per ottenere questo scopo i medici avrebbero anche controllato presso alcune università italiane l'elezione di componenti delle commissioni esaminatrici.
L'accusa era contenuta nell'avviso di proroga delle indagini preliminari notificato lo scorso 26 maggio dalla guardia di finanza a sette persone. Al centro dell'inchiesta della procura barese c'è una decina di concorsi che sarebbero stati truccati in diversi atenei italiani.
I magistrati avrebbero accertato che i concorsi erano solo una formalità per procedere all'assunzione dei docenti universitari (ordinari e associati, in forma più attenuata anche quella di ricercatori) perché l'indicazione del nominativo della persona che doveva risultare idonea al concorso era già stato definito in precedenza. Nell'ambito della stessa inchiesta il 19 maggio scorso fu bloccato un concorso indetto a Firenze e furono sequestrati i relativi atti.
Oltre ai cinque cardiologi arrestati, ricevettero avviso di proroga Giovanni Modica, di 74 anni, di Catania, e Mario Erminio Lepera, barese, di 41 anni. Lepera - in concorso con Rizzon - è indagato per tentativo di estorsione continuata per aver costretto qualcuno a far ottenere loro varie utilità.
Il reato di corruzione fa riferimento a presunti scambi di favori che si sarebbero fatti i componenti delle commissioni esaminatrici dei concorsi che, di volta in volta, sostiene l'accusa, si sono favoriti per far vincere a persone a loro gradite le gare. Tra coloro che avrebbero beneficiato delle assunzioni ci sono figli, nipoti, amanti e allievi dei cardiologi. >>
[“Arrestati cinque cardiologi/ "Riuscivano a controllare le commissioni esaminatrici"”, la Repubblica, 24 giugno 2004]
<<BARI - Concorsi universitari "pilotati" a
medicina per favorire figli, nipoti, i propri allievi e anche, per alcuni,
l'amante. Con questa pesantissima accusa sono finiti ieri agli arresti
domiciliari cinque docenti universitari su ordine della magistratura barese.
Sarebbero per gli inquirenti «un esempio del malcostume diffuso nel sistema
universitario» le presunte irregolarità e gli abusi nello svolgimento di una
decina di concorsi universitari per ordinario e associato in Cardiologia svoltisi negli ultimi anni tra Firenze, Pisa e Bari. I
medici arrestati sono il primario cardiologo dell'Ospedale
civile di Brescia e docente universitario, Livio Dei Cas, di 62 anni, il
fondatore della scuola di Cardiologia dell'Università di Bari, Paolo Rizzon, di
72 anni, il direttore del Dipartimento cardiotoracico dell'Università di Pisa,
Mario Mariani, di 68 anni, il cardiologo Maurizio Guazzi, di 69 anni,
dell'Università di Milano, e il fiorentino Luigi Padeletti, di 57. L'ipotesi
investigativa a carico degli arrestati è di aver costituito e
preso parte a un'associazione per delinquere attraverso la quale hanno
fatto vincere candidati a loro graditi in diversi concorsi per docente
ordinario e associato e per ricercatore nelle facoltà di Cardiologia delle
università di Bari, Firenze e Pisa. Per ottenere questo scopo i medici
avrebbero anche controllato presso alcune università italiane l'elezione di componenti delle commissioni esaminatrici. I magistrati
avrebbero accertato che i concorsi erano solo una formalità per procedere
all'assunzione dei docenti universitari (ordinari e associati, in forma più
attenuata anche quella di ricercatori) perché l'indicazione del nominativo della persona che doveva risultare idonea al
concorso era già stato definito in precedenza. Era stato appunto questo il
contenuto della denuncia fatta nell'ottobre del 2002 alla Procura di Bari, da
cui prese l'avvio l'inchiesta, che si è avvalsa di numerose intercettazioni
telefoniche, ambientali e telematiche delegate ai militari della sezione di pg
della Guardia di Finanza presso la Procura di Bari.
Uno dei partecipanti a un concorso per professore
universitario di ruolo di prima fascia in Cardiologia a Bari, che era fissato
appunto per l' ottobre 2002, indicò, qualche tempo prima che la gara si
svolgesse, il nome del vincitore prescelto e le modalità con le quali si
sarebbe giunti a tale designazione. Le indicazioni sarebbero state confermate –
a detta degli investigatori – dalle intercettazioni ambientali e telefoniche
avviate subito dopo la denuncia, anche se quel concorso non si è mai concluso e nel corso del tempo sarebbe stata
modificata la scelta fatta in precedenza dagli indagati.>>
[Sandro Ianni: “L'accusa è di aver pilotato l'assegnazione di alcune cattedre a figli, nipoti, amanti e propri allievi / Concorsi truccati, arrestati 5 cardiologi/ L'inchiesta è partita da Bari, ma riguarda anche le università di Pisa e Firenze”, Il messaggero, “Interni”, 25 giugno 2004]
<<GENOVA – Ordinario di chirurgia all’ateneo di Genova e pochi mesi fa presidente di commissione di un concorso universitario, Edoardo Berti Riboli ha denunciato di essere stato oggetto di “forti pressioni da parte di un personaggio molto potente: voleva vincesse un suo candidato. Non avendo assecondato tale volontà, da allora sono vittima di gravi ritorsioni”. Per lanciare la sua accusa il professore – oggi preprensionato – ha scelto di comprare un’intera pagina de Il Giornale: “Non c’era altro modo per far conoscere a tutti questo scandalo”, dice. E mentre la procura di Genova ha preannunciato l’inevitabile apertura di un’inchiesta, Berti Riboli spiega: “Per non aver obbedito, il direttore generale dell’ospedale San Martino mi ha licenziato”. Chiamato in causa, Gaetano Cosenza ribatte: “Di questo concorso non so nulla e non ho mai licenziato nessuno. tanto è vero che Berti Riboli è andato in pensione per raggiunti limiti di età, a 67 anni”. Ma il professore non ci sta: “Io sono il primo caso dentro l’ospedale ad essere stato messo in pensione, nonostante avessi espresso la volontà di rimanere. Tutto questo è una conseguenza della mia presunta ‘mancata collaborazione’. È triste tutto ciò perché, sia in consiglio di facoltà che di dipartimento avevo spiegato di essere in difficoltà perché avevo svolto un concorso secondo le regole del buon senso e del giudizio libero, non coatto”. In tribunale è già pronto un fascicolo giudiziario con la pagina ritagliata dal quotidiano. “Il mio non è stato un atto di disperazione. Tutti sapevano di questa situazione gravissima, la maggioranza ha espresso il proprio sdegno ma pochissimi hanno mostrato di volersi battere per cambiare le cose. Io l’ho fatto e sono contento. Mi hanno detto che sono un Don Chisciotte, ma penso che se i Don Chisciotte fossero tanti, qualche volta vincerebbero”. >>
[“Compra una pagina di giornale / chirurgo denuncia ‘ritorsioni’”, la Repubblica, 2 giugno 2005, p. 28 [sic].]
[Il professor Leonardo Bosi, ordinario di fisica, si chiede:] “[...] chi perviene alla prima fascia ha meriti superiori? Se sì di quale tipo?” [e si risponde:] “Come ebbi a dire in un Consiglio di Facoltà, ispirandomi a considerazioni desunte dalla mia disciplina (Fisica), ‘mi considero una impurezza inserita in mezzo ad una struttura di bande’” [p. 6].
[L’occasione di questo commento è l’annullamento per “falsità ideologica totale commessa da pubblici ufficiali [leggi commissari] in atto pubblico” di un concorso a 16 posti di professore ordinario di ruolo di prima fascia, raggruppamento F1500 (Otorinolaringoiatria) celebrato nel 1988; si tratta forse della prima volta in Italia che questa sia la ragione dell’annullamento di un concorso pubblico. Nell’ordinanza depositata dalla Corte d’Appello di Roma il 12 ottobre 2004 si legge, tra l’altro:]
<<[...] agli imputati i quali, affetti da delirio di potere, erano convinti che il loro rango accademico li rendesse impunemente ‘legibus soluti’, sicché disponevano delle cattedre della loro materia come loro più conveniva, quasi si trattasse di beni privati di loro esclusiva pertinenza. [p. 60]
È vero pure che vi era un certo numero di baroni che detenevano saldamente nelle loro mani il potere di gestire illecitamente i concorsi, per la cura dei loro interessi personali e/o di famiglia, degli appartenenti al loro gruppo di potere, e che con la propria attività delittuosa unilateralmente violavano i diritti e calpestavano la dignità umana e professionale degli appartenenti sia all’opposto che al proprio gruppo di potere ed infine di coloro che erano rimasti privi di copertura per morte (o anche per grave malattia) del ‘patron’, con un cinismo autoritario che non tollerava limiti di sorta, a livelli inimmaginabili per la fantasia dell’uomo medio. [p. 61]
Va pure detto, con validità per tutti gli imputati, che il considerar possibile e normale che un commissario faccia proprio un atto valutativo (che la legge a lui solo demandava) proveniente da terzi estranei alla commissione ...(omissis)... è tesi abnorme, aberrante, assolutamente inammissibile e inaccettabile – nemmeno come ipotesi astratta – per la legge penale ed amministrativa, il buon senso comune, la logica umana, la correttezza dell’uomo medio, il comune senso etico e l’ordinaria decenza, che va respinta con fermezza. [p. 83]
Tale aberrante tesi comporta, invero, evidente violazione e radicale sovvertimento di tutti i princìpi che regolano l’istituto del concorso pubblico, in particolare quelli del collegio perfetto, del segreto d’ufficio, della terzietà, dell’imparzialità e neutralità del giudizio, della par condicio tra i candidati etc. [p. 83]
[...] visione perversamente privatistica del pubblico potere da parte di chi non ha la più pallida idea di quali siano le regole, le leggi, l’etica del p. u. commissario di pubblico concorso. [p. 119]>>
[Leonardo Bosi: “Finalmente finita la storia infinita?”, Università Oggi, n. 44, 25 ottobre 2004, pp. 1, 6; per il seguito, vedi Il Ministero rifiuta di «provvedere all’annullamento»... ;
<<FIRENZE - "Era il migliore, l'abbiamo
fregato". Quando i baroni universitari si applicano sono quasi più abili di quei meccanici che taroccano i motori delle auto, quelli
che ripuliscono le candelette e i carburatori. "Abbiamo fatto una
battaglia terribile, proprio mafia e contromafia. Fare
giudizi in modo da fregarne tutti tranne uno o due non è
facile, però sto uscendo fuori con una bella lingua italiana, mi sto
divertendo".
I finanzieri intercettano i colloqui che Paolo Rizzon,
ordinario di cardiologia di Bari, sta avendo con alcuni colleghi tra cui Mario
Mariani, luminare di vastissima e acclarata fama, docente di cardiologia
all'università di Pisa. Le conversazioni telefoniche sono
parte dell'inchiesta, non ancora conclusa, della procura di Bari sui
concorsi "pilotati" dalla Società italiana di cardiologia. Rizzon ha
appena dovuto "fregare" il candidato Eugenio Picano in un concorso
per associato di cardiologia alla scuola superiore Sant'Anna, e Picano è
"uno che ha seicento punti di impact factor (il
punteggio assegnato ai candidati in base alle citazioni ricevute per i loro
lavori sulle riviste scientifiche ndr), mentre i più bravi degli altri ne hanno
centoventi".
Come tutte
le cose difficili, far perdere Picano è costato tanta fatica. Altra telefonata
ad altro utente: "Non è neanche bello dover fare 'ste cose, insomma!... Almeno a me non è che piaccia tanto! E' per tener contento Mariani. Quindi continuo a
pagare".
All'università ci sono infatti uomini
d'onore: ogni parola è debito. E ogni impegno è un
dovere, da hombre vertical. Verticale nel senso che se il
papà insegna, un giorno o l'altro insegnerà anche il figlio. La teoria
della diramazione per via successoria, la cosiddetta verticalizzazione
della cattedra, è esemplarmente racchiusa dalla composizione accademica della
famiglia Frati di Roma sulla quale, beninteso, non esiste ombra giudiziaria.
Il capostipite
Luigi è prorettore della Sapienza e professore ordinario e preside della
facoltà di Medicina. La figlia Paola è professore associato, Luciana, mamma di
Paola e moglie di Luigi, insegna storia della medicina. Un
altro Frati, Giacomo, più giovane, è ricercatore al Campus biomedico romano.
Quando la linea verticale si interrompe, accade che si
profili quella orizzontale. Moglie, se esiste, o anche solo
fidanzata.
Ieri mattina il gip del tribunale di Firenze ha per esempio
rinviato a giudizio, contestandogli il reato di abuso
d'ufficio, un chiarissimo neonatologo fiorentino, il professor Firminio
Rubaltelli, ordinario di Pediatria e capo all'unità intensiva di Careggi. E cosa avrebbe fatto Rubaltelli? Sarebbe andato in soccorso
della dottoressa Giovanna Bertini. Giovanna ha 28 anni meno di Firminio e
all'ospedale si è sempre mormorato che i due formassero davvero una bella
coppia.
Interrogata sul punto, la Bertini sdegnata una volta ha
risposto: "È un pettegolezzo infondato. Ci mancherebbe altro". I
finanzieri, perquisendo le dimore degli inquisiti, hanno trovato però una
lettera, dal tono amoroso, di Giovanna a Firminio: forse è meglio che si stia
prudenti di questi tempi. Il professore sarà processato per avere ripetutamente
aiutato la dottoressa Bertini alla quale, scrive il pm nella richiesta di
rinvio a giudizio che il gip ha appena convalidato, è legato da "una
relazione sentimentale" e anche da un rapporto di interesse
in quanto i due sono soci nella srl Neonatologia online. Alla socia e fidanzata
Rubaltelli avrebbe fatto in modo di assicurare dapprima, anno 2000, un incarico
di ricerca all'ospedale di Careggi, poi, anno 2002, l'avrebbe aiutata a vincere
un concorso di aiuto ospedaliero e infine, anno 2004,
la stava aiutando per farle salire ancora un gradino: professore associato di
pediatria.
Quest'ultima prova è stata ritenuta dall'accusa taroccata giacché il bando è parso cucito su misura per la
dottoressa amica e socia. Infatti chi avesse voluto
parteciparvi avrebbe dovuto documentare profili di studio e di impegno
professionale in possesso soltanto della Bertini. Il professor Rubaltelli e la
dottoressa saranno processati il 5 maggio dell'anno prossimo.
All'università
nessun allarme e nessuna reazione. Non si è costituita
parte civile. Solo l'azienda ospedaliera l'ha fatto. In Toscana tutto va bene.
Gli ospedali sono ottimi, i chirurghi valenti, i docenti illuminati. Non si
capisce perché la magistratura e persino i giornalisti si incuriosiscono
sul reclutamento all'attività didattica.
"Io te lo dissi - non ti ricordi?
- te lo dissi la prima volta: non può essere una penalizzazione
essere un figliolo di qualcuno". È il 19 aprile 2003 e queste sono
intercettazioni ordinate dalla procura di Bari. Gianfranco Gensini, ordinario
di medicina interna nonché preside della facoltà di
medicina di Firenze, conforta l'amico Mario Mariani, ordinario di cardiologia a
Pisa. Mariani è sconcertato per le tante malelingue che assicurano che suo
figlio Massimo sia stato aiutato nella sua attività di
cardiochirurgo. Mariani: "La solita lettera anonima. Un delinquente".
Gensini: "Che hanno scritto?". Mariani:
"Solite storie della cardiochirurgia. Il nepotismo. Io mi sono
rotto...". Gensini: "Si, sì, sì anche perché sennò va a finire che
essere figli di qualcuno diventa una colpa grave". Di telefonata in telefonata, i finanzieri pugliesi raggiungono la Toscana. E si accorgono che c'è di tutto e di più.
Ogni figlio, è figlio di papà. Il professor Mariani ha mosso mari e monti per aiutare il
figliolo Massimo e avviarlo alla carriera universitaria. Mariani è indicato
dagli inquirenti, nell'inchiesta che ancora oggi non è conclusa, come uno dei
vertici dell'associazione che avrebbe pilotato i
concorsi e li avrebbe fatti deviare. Non sempre c'è inchiesta e non sempre c'è
intrigo.
A Siena non è accaduto niente di penalmente rilevante, e c'è
da dire che i protagonisti sono riconosciuti come eccellenti medici. Gian Marco
è ricercatore di oculistica, il suo papà Piero Tosi è
ordinario di anatomia patologica, nonché rettore dell'università di Siena e
presidente della Conferenza dei rettori. Nicola, figliolo del magnifico rettore
dell'Università, è divenuto ricercatore di economia
agraria. Il papà Augusto Marinelli è ordinario di economia
agraria ed estimo rurale. Sonia, figlia di Mario Prestamburgo, è professore
associato a Udine. Il suo papà (già deputato dell'Ulivo e sottosegretario nel
governo Dini) è ordinario a Trieste.
Come un veggente, un professore ordinario di filosofia antica
dell'ateneo fiorentino un giorno scrive a una sua
collega di Harvard una lunghissima mail nella quale predice promozioni e
bocciature: "Una professoressa ha perso la testa per un giovane studioso,
che quindi sarà promosso ordinario. Per fare carriera - scrive il professor
Walter Lezsl - non bisogna fare buona ricerca e buon insegnamento, ma
esercitare altre capacità, come l'attrazione sessuale oppure il
servilismo": Nella mail Leizsl racconta tutti i
dettagli dell'intrigo, le riunioni dei professori e le loro decisioni prima che
i concorsi venissero svolti. Tutte le previsioni si sono avverate. La mail è agli atti giudiziari. Un'altra inchiesta è aperta.
[Antonello Caporale, Franca Selvatici: “La procura scopre prove manipolate per favorire amici e familiari/ Ieri a Firenze, l'ultimo caso: un professore rinviato a giudizio/"Troppo bravo, bocciamolo" Concorsi truccati negli atenei toscani”, la Repubblica, 17 settembre 2005].
<<Caro Augias, ho letto su Repubblica l’articolo sui concorsi universitari truccati. Non mi sono stupito perché ciò che questo articolo documenta è solo, come credo tutti ormai sappiano, la piccola punta di un immenso iceberg. Io faccio il critico letterario; fra i testi miei e quelli che ho curato, ho pubblicato ventitre libri presso le più importanti case editrici italiane. A giorni sarà in libreria il Meridiano Mondadori delle opere scelte di Pietro Citati, da me curato.
Con questo, non ho certo mai pensato di essere “troppo bravo”; ma, almeno stando alla media dell’operosità universitaria nazionale, consideravo i miei titoli non esigui. Senza molta fiducia e quasi per scommessa, mi sono presentato pochi anni fa a un concorso per ricercatore presso un ateneo del centro-sud.
Il nome di colui che “doveva” vincere era sulla bocca di tutti, infatti vinse proprio lui, malgrado la scarsa caratura del suo curriculum. Io, dopo la prova scritta (che credo di aver svolto dignitosamente), non sono stato nemmeno ammesso agli orali.
Un professore ordinario che allora mi era amico, e che ben conosceva la realtà di quell’ateneo, mi spiegò che la commissione ‘aveva dovuto” respingermi subito, altrimenti, quando sulla bilancia finale fossero stati posti i titoli, non avrei potuto non vincere il concorso. Da allora ho rinunciato a tentare la scalata alla mitica, irraggiungibile Università. Nel frattempo continuo a scrivere e a pubblicare libri e articoli, e insegno lettere in una scuola media.>>
[Paolo Lagazzi, p.lagazzi@tiscali.it: “La mia storia in un concorso truccato”, la Repubblica, 21 settembre 2005, p. 20]
<<Il primo giugno 2004 il professor Quirino Paris, docente di economia agraria all'università di California, denunciò in una lettera aperta a tutti i colleghi italiani la "colonizzazione" della loro comune disciplina, ad opera di "un gruppo di potere monopolistico" in grado, a suo giudizio, di condizionare in tutta Italia non soltanto il reclutamento dei docenti ma anche le attività di ricerca scientifica. Qualche settimana più tardi riversò questa sua pubblica denuncia in un esposto inviato alla magistratura. L'inchiesta della procura di Firenze, scaturita da quell’esposto, è arrivata oggi a conclusione. La Guardia di Finanza ha trovato riscontri alle accuse. E il pm Francesco Pappalardo ha chiesto la sospensione temporanea dai loro incarichi pubblici di sei docenti universitari, a cui sono contestati l'associazione a delinquere e l'abuso d'ufficio. Nei prossimi giorni i sei professori saranno ascoltati dal gip che, come prevede il codice, deve interrogarli prima di decidere sulla richiesta del pm.
Fra i docenti di cui il pm ha chiesto l'interdizione temporanea dai pubblici uffici vi è il professor Mario Prestamburgo dell'Università
di Trieste, gia deputato dell'Ulivo e gia sottosegretario alle politiche
agricole nel governo Dini, presidente della Sidea (Societa italiana di economia
agraria). È lui, secondo il professor Paris, il regista dei concorsi
universitari della disciplina. In un supplemento di esposto
presentato l'estate scorsa, Paris ha fornito tre prove matematico-statistiche
(istogrammi, indice del Gini e calcolo delle probabilità) per dimostrare che
tutte le commissioni di concorso per professore ordinario elette fra il ‘99 e
il 2003 erano state predisposte con una ferrea ripartizione dei voti. Sembra
che nel corso delle indagini sia stato sequestrate un programma elettronico
che, secondo le ipotesi di accusa, consentiva di
tenere una contabilità rigorosissima delle commissioni di esame.
Sono state anche raccolte le testimonianze di alcuni
concorrenti che hanno ammesso di essersi ritirati dopo aver preso atto della
presenza di candidati più favoriti e protetti. Fra i concorsi sotto accusa vi è
quello vinto da Nicola Marinelli, giovane figlio del professor Augusto
Marinelli, ordinario di economia agraria e rettore
dell'università di Firenze. I1 17 ottobre 2002 Nicola Marinelli vinse un posto
di ricercatore di economia agraria bandito dalla
facoltà di medicina di Firenze. All'epoca non aveva ancora conseguito il
dottorato di ricerca e aveva al suo attivo solo due pubblicazioni in proprio,
ma all'esame non ebbe concorrenti. Gli altri tre
candidati, infatti, non si presentarono alle prove. La commissione di concorso
era presieduta dal professor Salvatore Tudisca, attuale preside della facoltà di agraria di Palermo. Ne faceva parte anche la
professoressa Marta Cosmina, che insegna
all'università di Trieste ed è una stretta collaboratrice del professor
Prestamburgo.
Marta Cosmina e divenuta professore ordinario nel 2003, dopo
aver vinto con il collega Giuseppe Marotta un concorso bandito dall'Università del
Sannio a Benevento. In commissione c'erano fra gli altri i professori Carmelo
Sturiali di Catania e Antonino Bacarella di Palermo, indicati nell'esposto di
Paris come componenti del "gruppo di potere
monopolistico", nonché il professor Vasco Boatto dell'Università di
Padova. Come in altri settori universitari, anche nell'economia agraria è fitto
l'intreccio delle parentele. La figlia di Mario Prestamburgo, Sonia, è docente di economia agraria a Udine. Così come sono docenti di economia agraria la moglie del professor Tudisca, Anna
Maria Di Trapani, la figlia di Carmelo Sturiale, Luisa, la figlia di Antonino
Bacarella, Simona, e il nipote Luca Altamore.
Per contro, secondo le accuse, il "gruppo di potere” è in grado di ostacolare la carriera di chi non canta nel coro o semplicemente dissente sul piano scientifico dalla maggioranza dei docenti. Nel 2003 una commissione di cui facevano parte il professor Antonino Bacarella di Palermo e Francesco Biella di Catania, non confermò nell'incarico di professor straordinario all'Università della Calabria Giovanni Anania, considerato a lungo uno dei migliori economisti agrari d'Europa. Anania ha vinto al Tar e al Consiglio di Stato, ma la nuova commissione di conferma non si è ancora riunita.>>
[Franca Selvatici: “CONCORSI, CHIESTE SEI SOSPENSIONI – Saranno ascoltati del gip, tutto nasce da un esposto che parlava di "un gruppo di potere" che pilotava le commissione – Riguardano Docenti di Agraria coinvolte nell'inchiesta sulle prove”, La Repubblica – Firenze, 4 gennaio 2006. Il supplemento di esposto del Prof. Paris può essere letto all’indirizzo:
http://www.justresponse.net/Paris_1.html
L’argomentazione tecnica di Paris è riprodotta integralmente tra gli “Articoli”. La sua “Introduzione” è nel prossimo documento.]
<<Introduzione
Nella relazione intitolata “L’Università vive il Paese” (20 settembre 2005), il professor Piero Tosi, rettore dell’Università di Siena e presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) ha scritto che i concorsi-truffa sono solo degli episodi nella vita dell’università italiana (pagine 10-11). Il professor Tosi ha ripetuto questa sua affermazione in una trasmissione radiofonica sui concorsi truccati il giorno 21 settembre 2005 durante la quale il sottoscritto ha sostenuto la tesi opposta, vale a dire che i concorsi truccati costituiscono un fenomeno generale del reclutamento universitario italiano (consultare http://repubblicaradio.repubblica.it/, Università, concorsi truccati)[1]. Se così non fosse, non si capirebbe la necessità di riformare ancora una volta la procedura del reclutamento universitario. A dimostrazione della mia tesi, presento in questo articolo un’analisi matematico-statistica di tutte le votazioni nei concorsi di prima fascia del settore AGR/01 (economia ed estimo rurale) tenutisi tra il 1999 e il 2003. Le votazioni per professore associato e per ricercatore mostrano un andamento identico. L’analisi matematico-statistica può essere estesa facilmente a tutti gli altri settori disciplinari, dato che in quasi tutte le votazioni per le commissioni di concorso si sono ottenuti risultati simili a quelli evidenziati nel settore AGR/01. […]>>
[Quirino Paris: “Concorsi truccati: dimostrazione matematica”, University of California, Davis, settembre 2005; vedi “Articoli”. Per questo articolo (e per le denunce di cui al documento precedente) sembra che il prof. Paris abbia ricevuto 7 querele, e che sia in corso un processo, con prossima udienza il 9 aprile 2007. Per Tosi, vedi Presidente della Conferenza dei rettori italiani… (25.II.2006) (NdC, 16.X.2006) ]
<<Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
[...] VISTO il D.M. 2.5.1990 con il quale sono stati approvati gli atti concorsuali e sono risultati vincitori i seguenti candidati [seguono 16 nomi]
VISTO l’art. 5, comma 9, della Legge 24 dicembre 1993, n. 537, ai sensi del quale sono state trasferite alle università le funzioni relative allo stati giuridico ed economico dei professori;
VISTA la legge 3.7.1998, n. 210;
VISTO il D.P.R. 23.3.2000, n. 117;
VISTA la legge 7.8.1990 n. 241, modificata ed integrata dalla legge 11.2.2005 n. 15, e in particolare
VISTE le sentenze del Tribunale Penale
[...]
CONSIDERATO che il Consiglio di Stato Sez. IV con recente decisione in data 1.12.2005 n. 564 ha confermato la consolidata giurisprudenza (Sezione IV: 20 aprile 1999, n. 671 – Sezione V: 17 marzo 1998, n. 303 – 3 febbraio 2000, n. 661 – 29 luglio 2000, n. 4213) secondo la quale l’annullamento di un atto non può fondarsi sulla mera esigenza del ripristino della legalità, ma deve tener conto della sussistenza di un interesse pubblico attuale e concreto alla rinnovazione dell’atto e ha anche evidenziato come l’art. 21 nonies della legge dell’11.2.2005, n. 15 sopraccitata abbia disciplinato l’annullamento d’ufficio di atti illegittimi;
CONSIDERATA la necessità di valutare se sussiste l’attualità dell’interesse pubblico all’annullamento del citato decreto di approvazione degli atti concorsuali, tenuto conto del lungo tempo trascorso, circa 16 anni, dall’adozione dei predetti atti e dell’intervenuta nuova disiplina in materia, che ha trasferito alle Università la relativa competenza, ai sensi della richiamata legge n. 210 del 1998;
CONSIDERATO in particolare che la predetta normativa non ha consentito ai professori vincitori del concorso in questione di partecipare alle procedure di valutazione comparativa per il medesimo livello e per lo stesso settore scientifico disciplinare ai sensi dell’articolo 2, comma n. 9, del Decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117;
RITENUTO inoltre che in ogni caso un annullamento degli atti del concorso danneggerebbe i vincitori dello stesso non coinvolti nel giudizio penale;
CONSIDERATO che non si ritiene sussista l’attualità dell’interesse pubblico all’annullamento del richiamato decreto del 2.5.1990 di approvazione degli atti del concorso in questione poiché risulta dall’unita scheda relativa allo status dei vincitori redatta dal consorzio universitario CINECA, che gestisce con il sistema informativo il personale docente delle Università, che tutti i candidati vincitori, nominati straordinari nel 19900 hanno conseguito l’ordina[ria]to nel periodo 1993-1995, ad eccezione del prof. Carmelo CANNAVÒ, collocato a riposo nel 1996 e continuano a svolgere le loro funzioni;
DECRETA:
Art. 1 – In relazione all’istanza presentata dal prof. Adriano MAZZONE si dispone il non luogo a provvedere per quanto sopra evidenziato sulla posizione del ricorrente.
Art. 2 – Per le motivazioni espresse in premessa di dispone di non provvedere all’annullamento del decreto ministeriale del 2.5.1990 di approvazione degli atti del concorso sopraindicato e degli atti presupposti e conseguenti, non sussistendone i presupposti.
Roma, 28 aprile 2006
IL DIRETTORE GENERALE
(Dott. Antonello MASIA)
[Il testo completo del decreto ministeriale si trova in Università oggi, 22 giugno 2006, p. 7, con una premessa di L. Bosi intitolata: “La logica ministeriale: chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”.]
<<Bologna, 13 febbraio 2007 - Due medici oculisti di fama, il prof. Renato Alberto Meduri, 70 anni, direttore del dipartimento di Oftalmologia del Policlinico S.Orsola di Bologna, e sua moglie Lucia Scorolli, 51 anni, direttore di una unità operativa non universitaria dello stesso policlinico, sono sotto inchiesta a Bologna con l'accusa di violenza privata ai danni di un loro collega e di tentata violenza a pubblico ufficiale per le minacce fatte a tre commissari d iun concorso per un posto di professore associato di Oftalmologia all'Università di Bologna. Ai due coniugi è stata comminata dal gip Milena Zavatti la misura coercitiva del divieto di dimora e accesso nella zona universitaria della città, del Policlinico S.Orsola, dell'abitazionee dello studio del prof. Emilio Campos, direttore della I^ Clinica oculistica del Policlinico S.Orsola di Bologna, destinatario - insieme all'anziana madre e ad un parente - di minacce in relazione alconcorso di cui sopra.
La magistratura bolognese ha anche disposto gli arresti domiciliari per due
persone, il broker assicurativo maceratese Remo Grassetti di 45 anni e il
42enne Roberto Talarico, autotrasportatore di Ozegna,
in provincia di Torino, accusati di essere gli autori materiali delle
minacce nei confronti di tre commissari del concorso in questione e dei
parenti del prof. Campos.
L'inchiesta era partita dalla denuncia del prof. Emilio Campos, il quale
aveva raccontato agli inquirenti di aver ricevuto ,
nella prima metà di novembre, una telefonata minacciosa sulla propria
segreteria telefonica da parte del prof. Renato Meduri. Oggetto delle pressioni
esercitate da Meduri su Campos, secondo il denunciante, il concorso in
svolgimento a Bari per un posto di professore associato di oftalmologia
nella stessa Università di Bologna, peril quale, come detto, concorreva la
moglie dello stesso Meduri Lucia Scorolli. Il prof. Campos denunciò anche di
aver ricevuto nel suo studio la visita di un giovane, che dopo aver intimato al
professore di non occuparsi del concorso in questione, strappò dal ricettario
di Campos un foglietto, forse da esibire al 'mandante'
quale prova dell'avvenuta 'visita'. Negli stessi giorni all'anziana madre e
ad un parente di Campos furono recapitate due lettere di minaccia contenenti
dei bossoli. Al prof. Campos venne assegnata una
scorta, mentre la madre, che abita a Trieste, ha deciso momentaneamente di allontanarsi
dalla sua casa per precauzione.
Il concorso in questione, intanto, sarebbe stato vinto da un ricercatore
messinese, il 46enne Pasquale Aragona, al quale sarà assegnato il posto solo
dopo che gli organismi accademici preposti ne avranno
verificato il curriculum.>>
[“Concorsi truccati – Indagati Meduri e la moglie”,
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/bologna:5461960:/2007/02/14: 13 febbraio 2007]
<< Nei
giorni scorsi la Procura di Bologna ha comunicato al ministero che risulta tra le parti lese. Il ministro promette: "Danno
enorme alla reputazione e immagine dell'istituzione. Se
posso, a quelli che dovessero risultare colpevoli, gliela faccio pagare
salato"
Bologna, 3 marzo 2007 - "L'avevo promesso e l'ho fatto. E se posso, a quelli
che dovessero risultare colpevoli, gliela faccio pagare salata". Il
ministro dell'Universita', Fabio Mussi, annuncia da Bologna che il Miur
(Ministero dell'Università e della Ricerca) ha dato mandato all'avvocatura
dello Stato per la costituzione come parte civile nella vicenda giudiziaria
di "concorsopoli", lo scandalo dei concorsi pilotati all'Universita'
di Bologna.
Nei giorni scorsi la Procura di Bologna ha comunicato al ministero che risulta tra le parti lese. Ora Mussi promette:
"In tutti i casi dove emergono episodi di mala-universita'
io ci saro' come parte civile. Perche'- spiega- a parte la violazione
della legge che fa sempre male al Paese, il danno che si produce con questi
episodi alla reputazione e alla immagine di una delle
piu' importanti istituzioni che e' l'Universita', e' enorme". Per
questo, ribadisce il ministro "se posso, a quelli
che dovessero risultare colpevoli, gliela faccio pagare salato".
>>
[“MALA-UNIVERSITA' - Scandalo concorsi truccati - Mussi: ‘Ministero parte civile’”, http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/bologna:5465394:/2007/03/03: 3 marzo 2007]
<<AL TELEFONO, conversazione tra un professore universitario e un’amica. Lei: «Ma è un uomo o una donna?» Lui: «Uomo, uomo, e abbastanza antipatico per fortuna! Il membro interno è il professore del... quindi saremo quattro contro uno, ma siccome gli facciamo fuori un posto, in casa sua, chissà che casino combinerà...». Prosegue: «Qua è dura l’aria, noi stiamo bocciando il candidato loro, che è il più bravo... Abbiamo fatto una battaglia terribile... proprio mafia e contromafia...». Risata. Il giorno dopo, il professore conversa con un’altra amica. «Ho finito un quarto d’ora fa... Eh, fare giudizi in modo tale da fregare tutti, tranne uno o due, non è facile...». Poi aggiunge: «Non è neanche bello dover fare ’ste cose... ma è per tenere contento... il quale sta in commissione con me a Bari... quindi... continuo a pagare». Passano due giorni, stavolta il professore parla con un collega, un docente di Pisa: «L’abbiamo fregato, abbiamo fregato Picano sulla lezione...». L’altro: «Bene!». «Beh, aspetta, perché lui ha avuto sorteggiata la... la vasomotricità coronarica...». Imprecazione. «Quindi il campo suo!» «Eeeh già...!». «Ma ho iniziato il commento dicendo... “lei ha svolto una relazione estremamente approfondita, tecnica... con eccesso anche di citazioni...” E poi: “più adatta a un uditorio di eruditi che a studenti del terzo anno di medicina, monotona l’esposizione, e poco accattivante. Così, l’ho fregato!».
Il concorso è pilotato. Il professore è un ordinario di cardiologia. I colloqui
sono stati intercettati dai finanzieri nel 2002. Picano non aveva presentato
denuncia, ma il processo sta per iniziare.
Eugenio Picano è un cardiologo, nel suo campo è qualcuno. Al momento del concorso aveva 650 di impact factor (grazie alle pubblicazioni su prestigiose riviste internazionali) e un curriculum carico di titoli. Farlo perdere non era facile. Ai baroni è costata fatica, ma ci sono riusciti. «Eravamo in dieci Picano racconta la storia che gli ha sconvolto la vita Al concorso arrivammo in cinque perché gli altri si erano ritirati. Già, gli avevano fatto capire che era meglio così». Doveva vincere un predestinato, quello sostenuto dalla lobby. Picano: «Per convincerli gli hanno detto, “non ti presentare ora... al prossimo giro ne terremo conto”».
Per gestire il potere negli atenei ci sono metodi da Cosa Nostra. Lo dicono i magistrati inquirenti, quei magistrati che hanno radiografato decine di assegnazioni di cattedre e messo le mani sul verminaio dei concorsi. Da agraria a medicina, da lettere a ingegneria vincono i parenti e gli amici dei favoriti. C’è una cupola che controlla i concorsi. Molti hanno rinunciato a ogni parvenza di prestigio accademico e si organizzano secondo gli schemi dell’onorata società. Certi baroni, dicono i magistrati delle procure che indagano, si sono alleati come se fossero dei capoclan. C’è chi parla di «intimidazioni» o di qualche cosa che gli assomiglia molto da vicino.
«Fanno patti scellerati, altro che logiche meritocratiche», sostiene Guido Fiegna, membro del Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario. Bari, Firenze, Siena e Bologna, ma anche altre città, Genova, Napoli, Pisa, Trento, Perugia, Padova e Palermo hanno brutte storie da raccontare. L’epicentro del fenomeno, comunque, è a Bari e Firenze. Nel mondo accademico non è un mistero. Due matematici, Mariano Giaquinta, della Normale di Pisa, e Angelo Guerraggio, della Bocconi di Milano, in un loro saggio “Ipotesi sull’università”, scrivono che «se non si interviene subito, e con scelte precise, il declino non sarà l’espressione radical chic di pochi catastrofisti, ma un esito annunciato».
Sono tre le inchieste più recenti sui concorsi: Bologna, Bari e Firenze. Un centinaio gli indagati in tutta Italia. Due le situazioni: concorsi con vincitori già decisi prima del bando; concorsi fatti ad hoc per l’assunzione in esclusiva di Tizio e Caio. E’ così che siamo arrivati ad avere sulle cattedre interi nuclei familiari, vere tribù. I più disincantati dicono che un nuovo feudalesimo pervade le università.
«La corruzione è strutturale sostiene Nunzio Miraglia, dell’Andu, l’Associazione nazionale docenti universitari Il ”mercato” dei concorsi genera nepotismo e clientele. Per eliminare il marcio bisogna far saltare le attuali dinamiche, prosperate nell’ombra. La cooptazione personale è diventata totale arbitrio, mezzo per saldare interessi anche molto consistenti. Dalle commesse date dalle industrie ai baroni, dalle carriere alle maxi parcelle, dai primariati alle consulenze, agli incarichi pagati a suon di bigliettoni, grazie al blasone cattedratico, fino alle lusinghe della politica. E’ per tutto questo che si combattono guerre senza esclusione di colpi».
Si ricorre a qualsiasi trucco, per insediare parenti e accoliti. I baroni pilotano le cattedre. Il Messaggero ha denunciato concorsopoli già in una inchiesta del 9 marzo scorso. «Il collegio dei docenti di una certa materia sostiene ancora Fiegna del Comitato nazionale di valutazione si mette d’accordo e dice: “stavolta votiamo per te”. C’è un sistema incrociato di favori e ricatti, per far vincere il tale e il talaltro. La facoltà chiede un concorso, per esempio per Ortopedia o Veterinaria, insomma, per quello che serve. Il meccanismo è blindato: le nomine vengono fatte dal collegio della materia, ovvero, dalla corporazione. Funziona così: stavolta vinci tu, o il tuo candidato, la prossima io». Scoppia il pasticcio quando la volontà della facoltà e della lobby prendono strade diverse.
Ma torniamo a Picano. Quarantanove anni, laureato in
medicina e chirurgia, post-laurea al Sant’Anna di Pisa, specializzato in
cardiologia, dottore di ricerca in fisiopatologia cardiovascolare, attualmente dirigente di ricerca di prima fascia e
responsabile del laboratorio di Ecocardiografia presso l’Istituto di Fisiologia
clinica del Cnr di Pisa. Concorreva per un posto da cardiologo a Pisa.
Racconta: «C’è un familismo amorale molto diffuso, e un meccanismo ormai
collaudato con cui pilotare i concorsi. Quanto a certi baroni
si sentono così potenti che hanno la sindrome di Caligola, visto che sono
saliti in cattedra loro pensano di poter nominare anche il loro cavallo.
Ci sono commissari che non hanno mai prodotto un lavoro in tutta la loro vita e
che hanno zero di impact factor. Devo dire che non
hanno neppure il senso del ridicolo. La verità è che ci sono degli ordini per
mandare in commissione le persone giuste, secondo logiche corporative, mafiose.
La via giudiziaria non l’ho ritenuta percorribile,
ecco, dopo tanti anni il processo è ancora agli albori. Le intercettazioni sono
venute fuori perché un altro collega, che aveva dei sospetti, ha presentato
denuncia. Dai telefonini sotto controllo vennero fuori gli accordi sotto banco.
Il concorso era chiaramente inquinato. L’inchiesta è partita
a Bari, poi si è estesa. Io fui convocato come persona
informata dei fatti». Picano vorrebbe dimenticare tutto, ma non può: «L’università aggiunge è malata di un sistema
gerontocratico e nepotistico, dietro il quale ci sono interessi economici. Ecco perché medicina è una delle facoltà in cui il fenomeno è più
evidente».
Picano è uno dei tanti “fatti fuori” dal meccanismo dei concorsi farsa. Anche all’estero ci prendono in giro. Sorrisetti quando qualcuno pronuncia la parola concorso. Lo stesso ministro Fabio Mussi sa che su quel terreno sarà battuto e tenta nuove strade per risanare il sistema di reclutamento delle università: «In Italia dice Mussi è stato provato un mix di sistemi concorsuali, ma il risultato è stato sempre il medesimo. In cattedra abbiamo intere famiglie, cordate feudali e amici dei politici. E’ evidente che c’è un problema culturale. Per uscirne occorre una riforma diversa, per questo penso ad un sistema rigoroso di valutazione, legata ai finanziamenti: più merito, più soldi, solo così i trucchi non pagheranno».>>
[Anna Maria Sersale: “Gli atenei dei patti segreti”, Il Messaggero, 23 marzo 2007]
<<Mi chiamo Antonio Rossetti e sono ricercatore confermato presso la Facoltà di Architettura di Napoli Federico II dal 1980, dopo essere stato borsista ministeriale e contrattista. Non ho mai partecipato a concorsi per associato, pur avendone i titoli,poiché il risultato era già noto a tutti, né mi sono interessato di sapere dove e quando si svolgessero. Ho preferito studiare, scrivere, pubblicare e, soprattutto dedicarmi alla didattica. Tutto questo fino all’ultimo concorso bandito nel maggio 2005, concorso per due posti di associato in Progettazione Architettonica, bandito dalla mia facoltà. Al solito non ne ero neanche informato.
Sono stati i miei colleghi a spingermi a partecipare, considerando sia il mio curriculum, sia la circostanza che ormai i figli, le mogli, i parenti, le ex-mogli, le o gli amanti degli ordinari erano stati sistemati, e dunque, finalmente, vi era per me la possibilità di vincere. La commissione è formata dai proff. ordinari Scarano, D’Auria e Borrelli di Napoli e dai proff. associati Sajeva di Roma e Arcidiacono di Reggio Calabria. Il concorso inizia a settembre 2006, i candidati sono diciannove, e solo allora leggo che tra questi c’è Maria Rosaria Santangelo, figlia del vicesindaco di Napoli, uno dei più noti notai di Napoli, ma, fondamentalmente ex presidente... di “ Bagnoli Futura”...
Il concorso segue il suo iter: giudizi comparativi sui titoli presentati, giudizi comparativi sulla discussione dei titoli con il candidato, lezione pubblica. Ma le cose non scorrono lisce come dovrebbe essere. Anzitutto la commissione ha guardato molto superficialmente i titoli, tanto da sbagliare sia la denominazione sia il contenuto di molti elaborati. La lezione pubblica, poi, fino ad un certo punto viene tenuta in un ampia sala con sedie per il pubblico, l’ultimo giorno, invece, quando la lezione dovevamo tenerla, in ordine alfabetico, io, la Santangelo e l’ultimo della lista dei candidati, l’arch. Gabriele Szaniszlò, ci si sposta in una camera senza sedie, la porta è chiusa... Dunque cosa abbiamo detto io, la Santangelo e Szanizlò lo sa soltanto la commissione.
Terminato l’iter, la commissione decide che gli idonei vanno scelti tra il sottoscritto, la Santangelo e i concorrenti Maraventano e Szaniszlò. L’assurdo è che tutti e quattro abbiamo il giudizio finale collegiale identico, parola per parola, virgola per virgola. Dunque o dovremmo essere tutti idonei, cosa impossibile, ovvero se i giudizi sono identici in base a quale criterio la commissione potrà scegliere gli idonei? Eppure, ovviamente, li sceglie: la Santangelo e Szaniszlò.
Chiedo allora al Rettorato la copia conforme di tutte le sedute del concorso, per conoscere quali titoli superiori ai miei abbiano presentato i vincitori. I miei titoli comprendono: quattro volumi editati, tutti esauriti ed uno, anch’esso esaurito, che ha avuto una seconda edizione; ventisei articoli su riviste italiane e straniere, per complessive circa duecento pagine; diciotto saggi sui miei scritti, tra i quali una laurea che tratta delle mie teorie, discussa alla Sorbona di Parigi; ho partecipato a ventuno mostre, conferenze e convegni; ho insegnato ininterrottamente dal 1990 ad oggi, come docente supplente; sono stato relatore di circa seicento tesi di laurea; ho partecipato a trenta concorsi di progettazione, ottenendo un secondo posto e cinque segnalazioni; in una indagine tenuta nel supplemento della Campania del vostro giornale a firma Luigi Mosca, pubblicato il 12 giugno 2004, gli studenti mi hanno giudicato il miglior docente di Progettazione Architettonica della Facoltà.
La “idonea” Santangelo, tecnico laureato, contrattista e poi dottore di ricerca, dal settembre 2004 ha partecipato a sette concorsi per associato, ed è sempre ritenuta “non idonea”, eppure è stata valutata da trentacinque docenti di tutta Italia, ma solo quelli di Napoli ne hanno colto il valore. La sua produzione consiste in 44 pagine scritte in sei libri diversi, in collaborazione; quattro anni di docenza a supplenza, dal1994 al 96 e dal 2003 al 2006. Nulla si sa della sua produzione progettuale. Questa è la nuova classe docente che auspica il ministro Mussi [?]...
Dimenticavo. Contro di me e la Maraventano hanno votato, naturalmente,
i tre napoletani. Ho presentato ricorso al TAR, ma, con i tempi secolari di
questo, credo che andrò prima in pensione. Mi scuso
ancora della lunghezza della lettera, che forse non ha nulla di
originale, essendo soltanto il resoconto di quanto avviene regolarmente,
e la saluto cordialmente,
Antonio Rossetti
Napoli, 22/09/2007>>
[la Repubblica di Napoli, articolo riportato sul sito: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=514 ; con qualche variante si trova anche in
<<Non riesce proprio a farsene una ragione, l’oncologo Massimo Federico. «È come se un calciatore avesse vinto la coppa Davis», dice. A Modena è accaduto di recente un fatto assai curioso: un professore associato in dermatologia è diventato ordinario in una prova bandita dal corso di laurea in odontoiatria. L’idoneo ha 36 anni e si chiama Giovanni Pellacani. È il figlio del rettore, Giancarlo Pellacani (che ha anche un altro figlio docente a Giurisprudenza). Durante la seduta per la chiamata., tre professori hanno votato contro. Uno di questi è l’ex preside della facoltà di Medicina, Maurizio Ponz de Leon: «Non si è mai verificato, almeno negli ultimi trent’anni di storia della nostra facoltà, che un ricercatore riuscisse a diventare ordinario in soli 6 anni e 4 mesi dalla nomina a ricercatore. Certo, potrebbe avvenire per meriti eccezionali. Ma, come visto dall’esame del curriculum, questi meriti non esistono». Il docente insegna da sei anni, ha un’esperienza all’estero di soli due mesi e i suoi punti di Impact factor (il riscontro dell’attività di ricerca nelle pubblicazioni scientifiche), riguardano solo la dermatologia: non il Med50, il settore, cioè, per il quale ha vinto il concorso. Altra stranezza: «Il concorso non ha visto la partecipazione di nessuno degli associati e dei ricercatori della nostra facoltà». Federico dal canto suo fa osservare che «in Italia esistono 26 professori associati» di quel settore ma nessuno ha fatto domanda. E aggiunge: «Data la delicatezza della decisione, trattandosi di un procedimento che riguarda il rettore, chiedo che la votazione avvenga dopo che la facoltà sia stata edotta delle conseguenze di una chiamata che potrebbe rientrare nel campo della presunzione del nepotismo».
Federico chiede informazioni su dodici punti e qualche settimana dopo, non ottenendo risposte, denuncia tutto alla Procura. Da allora sta perdendo ogni incarico: alla presidenza della commissione contratti e contenzioso alla direzione della scuola di oncologia. Una convenzione con l’Istituto superiore di sanità, che ha promesso 148mila euro all’università da lui coordinate, è bloccata. E persino nel giornalino dell’università si evita accuratamente di parlare della pur prolifica attività di Federico e dei suoi collaboratori. Il professore, però, non molla. E pochi giorni fa è tornato a chiedere le dimissioni del rettore. Il magnifico, dal canto suo, reagisce: ha querelato il professore ribelle, che aveva illustrato, in un incontro pubblico, le analogie tra le sue ricerche sulle sindromi familiari e «l’albero genealogico della famiglia Pellacani».
Quello di Modena è solo uno dei tanti fronti caldi della
protesta contro i presunti casi di nepotismo nelle università. L’altro è la Sapienza di Roma,
dove le polemiche per il mancato incontro con papa Benedetto XVI sono riuscite
a far passare in secondo piano la bufera che s’era addensata sul rettore,
Renato Guarini. Pochi giorni prima dell’invito del pontefice, Guarini è stato
iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio: la procura di Roma
indaga su un possibile scambio di favori con l’architetto Leonardo di Paola,
docente di Estimo ma anche presidente della Cpc, la
società che si è aggiudicata i lavori (8,8 milioni di euro) per la
realizzazione del parcheggio della città universitaria.
Di Paola è anche il presidente della commissione che ha promosso Maria Rosaria
Guarini, figlia del rettore, a ricercatrice in Estimo. Anche
in questo caso la denuncia è partita da un docente universitario, Antonio Sili
Scavalli, già autore di un’altra denuncia sull’intreccio tra cattedre e
appalti. [...]>>
[Davide Carlucci: “Università il crepuscolo dei baroni”, la Repubblica, 23 gennaio 2008, pp. 25-7.
http://www.nntp.it/cultura-single/922650-malauniversitas-il-papa-stavolta-non-c-entra.html ]
<<Il Tar del Lazio ha accolto il suo ricorso contro la nomina di quattro docenti all’Università di Palermo, ma la sentenza è arrivata dopo 18 anni e il professor Giorgio Chinnici è già in pensione. «Sono contento – commenta amareggiato il criminologo ed ex presidente del Consiglio comunale di Palermo –, ma, come diceva nel Settecento Cesare Beccaria, non c’è peggiore ingiustizia di una giustizia che arriva in ritardo».
Accogliendo il ricorso col quale veniva contstata la presunta illegittimità della composizione della commissione aggiudicatrice, il Tar ha annullato il concorso bandito nel 1990 dal Ministero dell’Università per quattro posti di docente di statistica sociale a Palermo. Se la sentenza diventerà definitiva [sic! (NdR)], una delle vincitrici diventerebbe una semplice ricercatrice, mentre gli altri ricercatori tornerebbero a fare i docenti associati.>>
[“Arriva la sentenza del Tar – Ma il professore è già in pensione”, QN, 5 maggio 2008, p. 7]
<<La
prima immagine di Renato Brunetta impressa nella memoria di un suo collega è
quella di un giovane docente inginocchiato tra i cespugli del giardino
dell'università a fare razzia di lumache. Lì per lì i
professori non ci fecero caso, ma quella sera,
invitati a cena a casa sua, quando Brunetta servì la zuppa, saltarono sulla
sedia riconoscendo i molluschi a bagnomaria. Che
serata. La vera sorpresa doveva ancora arrivare. Sul più bello lo chef si alzò in piedi e, senza un minimo di ironia,
annunciò solennemente: "Entro dieci anni vinco il Nobel. Male che vada,
sarò ministro". Eravamo a metà dei ruggenti anni '80,
Brunetta era solo un professore associato e un consulente del ministro
Gianni De Michelis.
Ci ha messo 13 anni in più, ma alla fine l'ex venditore
ambulante di gondolette di plastica è stato di parola.
In soli sette mesi di governo è diventato la star più
splendente dell'esecutivo Berlusconi. La guerra ai fannulloni conquista da mesi
i titoli dei telegiornali. I sondaggi lo incoronano - parole sue - 'Lorella Cuccarini' del governo, il più amato dagli
italiani. Brunetta nella caccia alle streghe contro i dipendenti pubblici non conosce pietà. Ha ristretto il regime dei permessi per i
parenti dei disabili, sogna i tornelli per controllare i magistrati
nullafacenti e ha falciato i contratti a termine. Dagli altri pretende rigore,
meritocrazia e stakanovismo, odia i furbi e gli sprechi di denaro pubblico, ma
il suo curriculum non sempre brilla per coerenza. A 'L'espresso'
risulta che i dati sulle presenze e le sue attività al Parlamento
europeo non ne fanno un deputato modello. Anche la carriera
accademica non è certo all'altezza di un Nobel. Ma c'è un settore nel
quale l'ex consigliere di Bettino Craxi e Giuliano Amato ha
dimostrato di essere davvero un guru dell'economia: la ricerca di immobili a
basso costo, dove ha messo a segno affari impossibili per i comuni mortali.
Chi l'ha visto
Appena venticinquenne, Brunetta entra nel dorato mondo dei
consulenti (di cui oggi critica l'abuso). Viene
nominato dall'allora ministro Gianni De Michelis coordinatore della commissione
sul lavoro e stende un piano di riforma basato sulla flessibilità che gli costa
l'odio delle Brigate rosse e lo costringe a una vita sotto scorta. Poi diventa
consigliere del Cnel, in area socialista. Nel 1993, durante Mani Pulite firma la proposta di rinnovamento del Psi di Gino Giugni.
Nel 1995 entra nella squadra che scrive il programma di Forza Italia e nel 1999
entra nel Parlamento europeo.
Proprio a Strasburgo, se avessero applicato la 'legge dei
tornelli' invocata dal ministro, il professore non avrebbe fatto certo una
bella figura. Secondo i calcoli fatti da 'L'espresso', in dieci anni è andato
in seduta plenaria poco più di una volta su due. Per la precisione
la frequenza tocca il 57,9 per cento. Con questi standard un impiegato
(che non guadagna 12 mila euro al mese) potrebbe
restare a casa 150 giorni l'anno. Ferie escluse. Lo stesso ministro ha ammesso
in due lettere le sue performance: nella legislatura 1999-2004 ha varcato i
cancelli solo 166 volte, pari al 53,7 per cento delle sedute totali.
"Quasi nessun parlamentare va sotto il 50, perché in tal caso l'indennità
per le spese generali viene dimezzata", spiegano
i funzionari di Strasburgo. Nello stesso periodo il collega Giacomo Santini,
Pdl, sfiorava il 98 per cento delle presenze, il leghista
Mario Borghezio viaggiava sopra l'80 per cento. Il trend di Brunetta
migliora nella seconda legislatura, quando prima di lasciare l'incarico per
fare il ministro firma l'elenco (parole sue) 148 volte su 221. Molto meno comunque di altri colleghi di Forza Italia: nello stesso
periodo Gabriele Albertini è presente 171 volte, Alfredo Antoniozzi e Francesco
Musotto 164, Tajani, in veste di capogruppo, 203.
La produttività degli europarlamentari si misura dalle
attività. In aula e in commissione. Anche in questo caso Brunetta non sembra
primeggiare: in dieci anni ha compilato solo due relazioni, i cosiddetti
rapporti di indirizzo, uno dei termometri principali
per valutare l'efficienza degli eletti a Strasburgo. L'ultima è del 2000: nei
successivi otto anni il carnet del ministro è desolatamente vuoto,
fatta eccezione per le interrogazioni scritte, che sono - a detta di
tutti - prassi assai poco impegnativa. Lui ne ha fatte 78. Un confronto? Il
deputato Gianni Pittella, Pd, ne ha presentate 126.
Non solo. Su 530 sedute totali, Brunetta si è alzato dalla
sedia per illustrare interrogazioni orali solo 12 volte, mentre gli interventi
in plenaria (dal 2004 al 2008) si contano su due mani. L'ultimo è del
dicembre 2006, in cui prende la parola per "denunciare l'atteggiamento
scortese e francamente anche violento" degli agenti di sicurezza: pare non
lo volessero far entrare. Persino gli odiati politici
comunisti, che secondo Brunetta "non hanno mai lavorato in vita
loro", a Bruxelles faticano molto più di lui: nell'ultima legislatura il
no global Vittorio Agnoletto e il rifondarolo Francesco Musacchio hanno
percentuali di presenza record, tra il 90 e il 100 per cento.
Se la
partecipazione ai lavori d'aula non è da seguace di Stakanov, neanche in
commissione Brunetta appare troppo indaffarato. L'economista sul suo sito
personale ci fa sapere che, da vicepresidente della commissione Industria, tra
il 1999 e il 2001 ha partecipato alle riunioni solo la metà delle volte, mentre
nel biennio 2002-2003, da membro titolare della delicata commissione per i
Problemi economici e monetari, si è fatto vedere una volta su tre. Strasburgo è
lontana dall'amata Venezia, ma non si tratta di un problema di distanza. A Ca'
Loredan, nel municipio dove è stato consigliere comunale e capo
dell'opposizione dal 2000 al 2005, il nemico dei fannulloni detiene il record.
Su 208 sedute si è fatto vedere solo in 87 occasioni: quattro presenze su
dieci, il peggiore fra tutti i 47 consiglieri veneziani.
[...]
Il Nobel mancato
"Io sono un professore di economia
del lavoro, l'ho guadagnato con le unghie e con i denti. Sono
uno dei più bravi d'Italia, forse d'Europa", ha spiegato Brunetta
ad Alain Elkann, che di rimbalzo lo ha definito "un maestro della pasta e
fagioli" prima di chiedergli la ricetta del piatto. L'economista Ada
Becchi Collidà, che ha lavorato nello stesso dipartimento per otto anni, dice
senza giri di parole che "Renato non è uno
studioso. È prevalentemente un organizzatore, che sa dare il meglio di sé quando deve mettere insieme risorse". Alla facoltà di Architettura di Venezia entra nel 1982, dopo aver
guadagnato l'idoneità a professore associato in economia l'anno precedente.
Come ha ricordato in Parlamento il deputato democratico Giovanni Bachelet,
Brunetta non diventa professore con un vero concorso, ma approfitta di una
"grande sanatoria" per i precari che
gravitavano nell'università. Una definizione contestata dal ministro, che replica:
avevo già tutti i titoli.
In cattedra
Secondo il curriculum pubblicato sul sito dell'ateneo di
Tor Vergata (dove insegna dal 1991), al tempo il giovane Brunetta poteva
vantare poche pubblicazioni: una monografia di 500 pagine e due saggi. Il primo
era composto di dieci pagine ed era scritto a sei mani, il secondo era un pezzo
sulla riduzione dell'orario edito da 'Economia&Lavoro', la rivista della
Fondazione Brodolini, di area socialista, che Brunetta
stesso andrà a dirigere nel 1980. Tutto qui? Nel mondo della ricerca esistono
diverse banche dati per valutare il lavoro di uno studioso. Oggi Brunetta si
trova in buona posizione su quella Econlit, che misura
il numero delle pubblicazioni rilevanti: 30, più della media dei suoi colleghi.
La musica cambia se si guarda l'indice Isi-Thompson, quello che calcola le
citazioni che un autore ha ottenuto in lavori successivi: una misura indiretta
e certo non infallibile della qualità di una pubblicazione, ma che permette di
farsi un'idea sull'importanza di un docente. L'indice di citazioni di Brunetta
è fermo sullo zero.
Le valutazioni degli indicatori sono discutibili, ma di
sicuro il mondo accademico non lo ha mai amato: "L'università ha sempre
visto in lui il politico, non lo scienziato", ricorda l'ex rettore dello
Iuav di Venezia, Marino Folin. Nel 1991, da professore associato, riesce a
trasferirsi all'Università di Tor Vergata. In attesa
del Nobel, tenta almeno di diventare professore ordinario partecipando al
concorso nazionale del 1992. In un primo momento viene
inserito tra i 17 vincitori. Ma un commissario, Bruno
Sitzia, rimette tutto in discussione. Scrive una lettera e, senza riferirsi a
Brunetta, denuncia la lottizzazione e la poca
trasparenza dei criteri di selezione. "Si discusse anche di Brunetta, e ci
furono delle obiezioni", ricorda un commissario che chiede l'anonimato:
"La situazione era curiosa: la maggioranza del collegio era favorevole a includere l'attuale ministro, ma non per i suoi meriti,
bensì perché era stato trovato l'accordo che faceva contenti tutti. Comunque c'erano candidati peggiori di lui". Il braccio
di ferro durò mesi, poi il presidente si dimise. E la nuova commissione escluse Brunetta. Il professore
'migliore d'Europa' viene bocciato. Un'umiliazione
insopportabile. Così fa ricorso al Tar, che gli dà torto. Poi si appella al
Consiglio di Stato, ma poco prima della decisione si ritira in buon ordine. Nel
1999 era riuscito infatti a trovare una strada per
salire sulla cattedra. Un lungo giro che valica l'Appennino e
si arrampica alle pendici del Gran Sasso, ma che si rivela proficuo. È a
Teramo che ottiene infine il riconoscimento: l'alfiere della meritocrazia,
bocciato al concorso nazionale, riesce a conquistare il titolo di ordinario grazie all'introduzione dei più facili concorsi
locali. Nel 1999 partecipa al bando di Teramo, la terza università d'Abruzzo.
Il posto è uno solo ma vengono designati tre
vincitori. La cattedra va al candidato del luogo ma anche gli altri due
ottengono 'l'idoneità'. Brunetta è uno dei due e torna a Tor Vergata con la
promozione. Un'ultima nota. A leggere le carte del concorso, fino al 2000
Brunetta "è professore associato a Tor Vergata". La stranezza è che
il curriculum ufficiale - pubblicato sul sito della facoltà del ministro - lo
definisce "professore ordinario dal 1996". Quattro
anni prima: errore materiale o un nuovo eccesso di ego del Nobel
mancato?>>
[Emiliano Fittipaldi e Marco
Lillo (hanno collaborato Michele Cinque e Alberto Vitucci): “Che furbetto quel
Brunetta – La vera storia del ministro”
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Che-furbetto-quel-Brunetta/2049037&ref=hpsp]
<<Perugia,
4 dicembre 2008 - "Questa candidata deve vincere. Lo ha detto anche...". E’
il 27 febbraio 2008 quando la presidente della
Commissione esaminatrice del concorso 'Med 07' per la copertura di un posto da
ricercatore nel laboratorio di microbiologia della facoltà di Medicina
dell’Università di Perugia sprona i membri della commissione ad assegnare il
posto ad un’allieva ‘sua’ contrattista e, secondo quanto intercettato,
segnalata da un big dell’Ateneo.
Quello che non sa la
presidente, professore ordinario originaria di Pesaro e
residente a Perugia, finita nel registro degli indagati
insieme a altre due commissarie docenti a Pisa, è che i carabinieri del
Nas dell’Umbria - su delega dei pubblici ministeri Giuseppe Petrazzini e
Gabriele Paci - hanno piazzato una microspia nell’aula del
concorso, anche su segnalazione della candidata che sarà poi esclusa.
L’unica
rimasta delle iniziali quattro aspiranti ricercatrici di microbiologia, due
delle quali si erano 'spontaneamente' ritirate qualche giorno prima della prova.
Lei no. Ha 39 anni (17 di curriculum universitario), è
di Spoleto e vuole andare fino in fondo. Non ci sta ad avallare la presunta
'Parentopoli' già segnalata dal 'Corvo' e si presenta
in caserma. Racconta che nell’ambiente è già noto il nominativo
della vincitrice (circostanze che saranno poi confermate dalle altre
candidate).
I militari le credono,
forti anche della segnalazione dell’anonimo che da mesi sta indicando
attraverso esposti ed email il presunto torbido intreccio di interessi
che, a suo avviso, si muove all’ombra dello storico Ateneo. Con
la 'sistematica' - secondo gli investigatori - preordinazione dei
risultati concorsuali. Piazzano ‘cimici’ e telecamere e registrano il reato in
diretta.
La conferma arriva poi
dalla perquisizione svolta nell’abitazione della vincitrice e dalle
intercettazioni telefoniche delle chiamate con la madre: i Nas
trovano le tracce delle prove risolte sia nel computer, che analogo materiale
cartaceo, e colgono l’allieva a vantarsi con la mamma di essere già in possesso
del compito. In fondo uno degli argomenti della prova d’esame era lo stesso
della sua tesi di laurea discussa proprio con la presidente della commissione.
La ragazza, una foggiana
di 29 anni abitante a Perugia, viene a sua volta indagata in concorso con i
membri della commissione. Le accuse ipotizzate vanno dall’abuso
d’ufficio al falso materiale in atti pubblici, alla rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio nei confronti di quattro
persone. Dietro le quinte è rimasto il presunto
istigatore il cui nome però compare nell’intercettazione ambientale. Quel
concorso, dopo il sequestro degli incartamenti, è stato ‘bloccato’.
Il procedimento è uno dei primi che sta per arrivare al capolinea nell’ambito della più vasta inchiesta avviata da polizia postale e Nas nel dicembre del 2007 denominata 'Parentopoli' - su segnalazione del ‘Corvo’ - e all’epoca seguita da un pool costituito in procura e composto dal procuratore Nicola Miriano e dai sostituti Petrazzini e Paci. L’anonimo che ha segnalato i concorsi truccati per aggiudicare i posti a parenti e amici aveva scritto a tutto l’indirizzario dell’Università, tramite mail e, ancora prima aveva inviato raccomandate al procuratore, a due pm e ai membri della giunta e del consiglio regionale dell’Umbria, e alla presidente Maria Rita Lorenzetti compresa indicando, tra l’altro, "interpreti e trama della tragedia, purtroppo reale, riguardante l’Università".>>
[Enzo Beretta: “Concorso truccato, quattro indagati – Commissarie incastrate dalle cimici”
La Nazione, 4 dicembre 2008
http://lanazione.ilsole24ore.com/perugia/2008/12/04/137022-concorso_truccato_quattro_indagati.shtml
]
[1] Una ricerca internet delle parole università & concorsi truccati (Google, 23 settembre 2005) ha prodotto 683 voci.