Alessandro Freddi


AIDS -- il pezzo mancante del puzzle


La rifampicina è un’invenzione italiana degli anni sessanta che ha ridotto la durata del trattamento antitubercolare da 1,5-2 anni a 6 mesi. I bacilli tubercolari si riproducono per duplicazione e uno ogni circa cento milioni di essi nasce con una mutazione che lo fa resistente ad uno dei farmaci contro la tubercolosi (TBC). Una persona ammalata di tubercolosi può ospitare un numero di bacilli superiore e nel caso della forma polmonare di questa malattia è quasi sempre così. Per questa ragione l’uso di un solo principio attivo (monoterapia) può sviluppare una forma di TBC resistente a quel principio attivo. Quindi in ogni protocollo di cura per il trattamento della TBC vengono associati due o più farmaci, che colpiscono punti diversi del metabolismo del bacillo. I batteri “normali”, si duplicano ogni 20 minuti, la duplicazione del Mycobacterium tuberculosis, e di tutti gli altri micobatteri, è invece lentissima: ci vuole più di un giorno prima che un micobatterio appena formatosi si duplichi. Non è perciò necessario prendere i diversi principi attivi alla stessa ora del giorno. La scarsa aderenza alle prescrizioni del trattamento può causare sviluppo di resistenza ai farmaci. Ovviamente il rischio è più grande se il paziente prende un solo principio attivo e non il/i farmaco/i compagno/i. Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’International Union Against Tuberculosis and Lung Disease (IUATLD) affermano di raccomandare le fixed-drug combination (FDC) al fine di rendere impossibile questo comportamento, proteggendo l’efficacia dei farmaci, soprattutto la rifampicina, dallo sviluppo di epidemie tubercolari resistenti. Le FDC sono pillole contenenti due, tre o quattro principi attivi mischiati insieme. L’OMS corrobora questa raccomandazione con pressioni economiche e, in conseguenza, la stragrande maggioranza dei malati di TBC del mondo sono trattati con le FDC al giorno d’oggi. Queste FDC sono usate soprattutto nei “Paesi a basso reddito”, ma non solo colà.


Però la mortalità per tubercolosi è altissima nel mondo. In alcuni Paesi più del 20% dei pazienti che prendono i farmaci antitubercolari muoiono durante la normale durata del trattamento stesso. L’articolo presentato, intitolato Treatment of tuberculosis: challenging the World Health Organization recommendation of simultaneous oral administration at the same time of the day of rifampicin, isoniazid and pyrazinamide svela che proprio l’uso delle FDC triple e quadruple, cioè l’ingestione di questi principi attivi nello stesso momento della giornata, rende conto di tale massacro. Ho contattato alcune riviste mediche per pubblicarlo. Tutte l’hanno rifiutato, ma non sono sostanzialmente riuscite a metterne in discussione il contenuto, vedi la corrispondenza che ho avuto con due di esse (JAC e JJID). Forse gli esperti di OMS e IUATLD conoscono già gli “inconvenienti” della raccomandazione che sono svelati dall’articolo ma credono di favorire le nuove generazioni sacrificando le popolazioni attuali, o meglio le attuali popolazioni povere, non certo loro stessi e le loro famiglie.


L’articolo presentato non tratta di AIDS ma ha rilevanza in questo campo. Per l’OMS un malato di tubercolosi HIV-positivo è un caso di AIDS per definizione, cioè anche se non è immunodepresso. Quando qualcuno muore di tubercolosi viene in genere riferito che i farmaci antinfettivi erano divenuti inefficaci. La gente pensa che, se i farmaci antitubercolari erano inefficaci, doveva essere perché il morto aveva l’AIDS. La conclusione dell’articolo suggerisce implicitamente che la causa della maggior parte dei casi di AIDS sia proprio la tubercolosi e che la maggior parte dei malati di AIDS possano guarire completamente, cioè anche dall’eventuale immunodepressione, con alcuni mesi di un appropriato trattamento antitubercolare. I diversi farmaci antitubercolari hanno poteri terapeutici molto diversi. Rifampicina e levofloxacina sono i principi attivi più versatili contro la TBC e i micobatteri in genere. La seconda è un po’ tossica. Anche l’isoniazide è un importante farmaco antitubercolare ma è meno versatile degli altri due.


È noto che gli oppiacei hanno azione immunodeprimente. Sono convinto che molti casi di AIDS siano causati dall’azione immunodeprimente del metadone e dall’infiltrazione e annidamento di agenti infettivi (non l’HIV), che sono stati determinati, a loro volta, dall’azione vasodilatatrice del nitrito di pentile (popper). Però la maggior parte delle persone con AIDS che sono morte finora non prendeva queste sostanze, altre sostanze immunodeprimenti o i moderni farmaci antivirali, ritenuti anch’essi una causa dell’AIDS da David Rasnick e colleghi. Per rendere conto di questo fatto gli stessi autori hanno proposto che queste persone siano state vittima di malnutrizione, povertà ed errori medici, non dell’HIV. L’articolo presentato descrive il principale caso specifico, confermando questa analisi. Infatti è noto che la TBC è favorita dalla malnutrizione e dalla povertà, che la TBC è spesso molto difficile da scoprire e che la TBC è molto comune nelle persone con AIDS. L’articolo svela che il modo più comune di prendere i farmaci per la tubercolosi è sbagliato e obbligatorio per il paziente. È “al di sopra dei sospetti” e così comune perché raccomandato e imposto dall’OMS. In conseguenza l’assurda teoria dell’azione patogenica dell’HIV risulta inutile anche dal punto di vista teorico.


In alcuni Paesi del mondo, nonostante l’uso delle FDC, la tubercolosi è fuori controllo e la percentuale di resistenza alla rifampicina è alta. OMS, IUATLD e oligopolio farmaceutico mondiale sono braccia della stessa sovrastruttura economica, quindi la raccomandazione per il trattamento della TBC messa in discussione potrebbe anche derivare dall’esigenza di fare profitti vendendo i farmaci antivirali per l’AIDS e altri farmaci che vengono prescritti alle persone HIV-positive, che sono tutti nuovi e perciò protetti da brevetto.


Leonardo Sechi e coll. hanno trovato tracce di micobatteri in alte percentuali di pazienti affetti da alcune altre gravi malattie, che sono attualmente ritenute croniche. Forse un appropriato trattamento anti-micobatterico potrebbe guarire anche questi pazienti e quelli affetti da molte altre malattie.




Inserito: 11 aprile 2011; revisione: 14 giugno 2011

Scienza e Democrazia/Science and Democracy

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